La nuova metro Levent-Hisarüstü e l’università del Bosforo

levent-hisarustu

 

Domenica 26 aprile, sarò all’università del Bosforo/Boğaziçi per una spettacolare conferenza internazionale sul tema “Il genocidio armeno” (no, a differenza di quanto sostengono dei colleghi poco informati, in Turchia parlare di “genocidio armeno” non costituisce reato); e anzi, già due anni fa ho partecipato – nello stesso luogo – a un’altra conferenza ancor più affascinante, sugli armeni convertiti per forza o per opportunismo all’islam, in cui per l’appunto di “genocidio armeno” si è liberalmente parlato (no, nessuno di noi è stato arrestato).

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In effetti fino a ieri ero preoccupatissimo, ma per tutt’altra ragione: per gli ingorghi clamorosi che si creano da quelle parti, soprattutto in ora pre-serale. Proprio ieri, invece, è arrivata una bella notizia: l’inaugurazione del tratto di metro Levent-Hisarüstü, che permetterà di coprire i 3 chilometri di distanza – spesso, un ingorgo continuo e impercorribile – in soli sei minuti. Un’inaugurazione in pompa magna – presenti: il sindaco Topbaş, il premier Davutoğlu, il presidente Erdoğan – per rivendicare un nuovo successo per le amministrazione locale e nazionale, impegnate a trasformare la viabilità di Istanbul soprattutto grazie a centinaia di chilometri di vie ferrate, con cospicui investimenti: dopotutto, il 7 giugno ci sono le elezioni. Grandi beneficiari, ovviamente, gli studenti dell’università: io ci vado al massimo due o tre volte all’anno, ma chi doveva sfidare quel traffico aggressivo ogni giorno rischiava l’esaurimento nervoso. Il passo successivo, una teleferica per collegare l’università – al di sopra del castello ottomano – alla strada “lungobosforo” e all’imbarco dei vapur: ma i tempi saranno abbastanza dilatati (si parla di 2023, per il completamento).

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