L’amica turca di Mila Cataldo (donne in Turchia)

Turchia

Nelle conversazioni su Facebook spesso ci si imbatte in chi, per giustificare le proprie opinioni in politica internazionale, tira in ballo un amico del paese in questione: “me l’ha detto un amico spagnolo”, “me l’ha detto un amico venezuelano“, me l’ha detto un amico nigeriano”. Ovviamente, letture serie non vengono mai citate: e ci si affida invece acriticamente – ciecamente, direi pure – a questi fantomatici amici, considerati onniscienti solo in quanto autoctoni.

Il dramma però è che questa pratica – antipatica – non è confinata ai commenti sconclusionati sul web, ma a volte contagia anche professionisti dell’informazione. Un caso eclatante è quello della giornalista Mila Cataldo: che dalla sua sede di Vienna ha deciso di parlare della convulsa situazione politica in Turchia, intervistando per le sue “Lettere da Vienna” – sul sito di Tgcom24 – una sua amica personale, la manager turca Asya che dopo un’esperienza lavorativa in Austria è tornata a vivere a Istanbul.

Già il titolo è tutto un programma: “La Turchia non è un paese per donne“. Pensi a mistificazioni come quelle di Ansaldo su Repubblica. Ma il duo Mila-Asya ha fatto molto di peggio, ha descritto un contesto di fanatismo che neanche ai tempi della rivoluzione di Khomeini, di oppressione poliziesca che neanche ai tempi di Pinochet in Cile. Ma parlare di cose che si conoscono direttamente proprio no, eh? Meglio far parlare Asya, portatrice sana di pregiudizi, senza prendersi la briga di verificare quel che racconta: è amica mia quindi mi fido, è turca quindi deve conoscere ogni dettaglio della politica turca. Che poi, siamo sicuri che esista, questa Asya? Non è magari un espediente letterario – l’amica immaginaria – per disinformare impunemente sulla Turchia? Tanto oggi la demonizzazione di Erdoğan è di moda.

Cito solo qualche perla:

[commento di Mila Cataldo]
La voce di Asya parla direttamente alla nostra coscienza. A rischio c’è la civiltà. Il processo di islamizzazione sta permeando ogni ganglio della società turca.

Ma dove? A Istanbul? Io di questa famosa islamizzazione – ma che vuol dire? in cosa consiste? – nei pub sotto casa mia non vedo proprio traccia: sempre pieni, la birra che continua a scorrere a fiumi!

[commenti di Asya]
Se rifiuti di far vedere il tuo smartphone possono arrestarti per sospetto coinvolgimento nel golpe. Ogni cosa può essere usata contro di te e far scattare l’arresto per fiancheggiamento al tentato colpo di stato

A chiunque io non vada a genio, o chiunque nutra antipatia nei miei confronti, basta che mi accusi di aver appoggiato il golpe e per me si aprirebbero immediatamente le porte del carcere. Potrei rimanerci rinchiusa per anni. Ho paura per me e per la mia famiglia.

Eh? Ma perché fare del terrorismo psicologico? Perché dar voce a questa pazza furiosa? Quali sono i riscontri concreti? Niente: me l’ha detto l’amica mia turca, vuoi che non sia vero? No, dico: anche l’Inquisizione era più garantista rispetto a questo scenario 🙂

[commento di Asya, commento successivo di Mila Cataldo]

non correrò inutili rischi […] indosserò l’hijab, se dovesse diventare necessario

Con il tipico pragmatismo occidentale le dico di non fare sciocchezze, di mettersi il velo e non rischiare la libertà, o peggio la vita.

Ripeto: questo non è giornalismo, è pura CIALTRONERIA che non rispetta le basi più elementari della professione giornalistica. Spero che vi venga voglia di manifestare il vostro sdegno e disprezzo alla diretta interessata, che potete reperire anche su Facebook: Mila Cataldo.

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