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Due mostre sulla Cina

Martedì, dopo la visita al Museo dell’Innocenza di Orhan Pamuk, sono andato a una duplice inaugurazione: all’inaugurazione in pompa magna – con ministri e cibarie – di due mostre sulla Cina. Vi chiederete: e adesso cosa c’entra la Cina?

Beh, con la Turchia la Cina c’entra parecchio. Turchia e Cina sono state legate in passato dalla via della Seta, che ha permesso scambi commerciali e in grande stile. Nel XXI secolo, i due paesi sono diventati di nuovo partner strategici e stanno costruendo la via della Seta “di ferro”: una linea ferrata ininterrotta da Pechino a Londra, che passerà sotto il Bosforo dall’anno prossimo (ve ne parlo un’altra volta).

Per dare slancio a questa ritrovata amicizia, anche la cultura ha avuto la sua parte. Quest’anno si è celebrato l’anno della Cina in Turchia e nel 2013 verrà celebrato quello della Turchia in Cina: mostre, concerti, spettacoli teatrali e di danza, cinema.

E le due mostre appena inaugurate. Una è più tradizionale e più nazional-popolare: nelle scuderie restaurate del palazzo imperiale di Topkapı, con una selezione di circa 100 oggetti provenienti da 11 musei cinesi – tra cui 5 dei famosi soldati di terracotta (4 soldati e un cavallo, a essere precisi) – che rappresentano le epoche di maggior splendore dell’Impero cinese e della via della Seta.

Alla mostra si accede col biglietto del palazzo, andateci solo in abbinamento: fino al 23 febbraio 2013. Io invece ho trovato entusiasmante la banda dei giannizzeri ottomani che ha accolto gli ospiti: coi costumi antichi e un repertorio di marce militari trascinante.

L’altra mostra è invece di grande suggestione. E’ stata allestita nel centro culturale dell’università Mimar Sinan di Tophane: nel grande edificio di fronte alla moschea di Kılıç Ali, l’arsenale ottomano in cui venivano costruiti i cannoni. Raccoglie riproduzioni di pinture murali e di statue della cultura buddhista, provenienti dalle grotte dell’oasi di DunHuang non per caso sulla via della Seta e tutelate dall’Unesco.

LEGGI ANCHE: Le moschee di Istanbul, Kılıç Ali Paşa a Tophane

E’ tutto da vedere: il Buddha gigantesco reclinato, scene di battaglia, scene di disperazione alla morte del Buddha (con uno stile che mi ha fatto pensare all’espressionismo, un millennio prima), la sezione didattica che spiega come sono state create le grotte e realizzate statue di fango e affreschi. Non c’è bisogno di affrettarsi, la mostra rimarrà aperta fino al 7 ottobre 2013 (il costo: 10 lire turche, poco meno di 5 euro; la metà per gli studenti).

Per contattarmi:
giuse.mancini@gmail.com
https://www.facebook.com/IstanbulEuropa

2 Risposte a “Due mostre sulla Cina”

  1. […] Un momento di smarrimento, niente di più. Ma forse non è un caso se – qualche giorno prima – avevo letto uno straordinario articolo sulla rivista dell’Aramco (la compagnia petrolifera saudita), dedicato alle bande militari ottomane – mehterhane – e alla loro influenza sui grandi musicisti europei come Mozart, Gluck e Beethoven e sulla composizione stessa delle orchestre (l’articolo è in inglese: “Mehter Music Echoes Down the Centuries“): io non avevo nessuna idea che i vari strumenti e percussione – dai timpani ai piatti e altro ancora, non conosco bene i termini esatti – sono stati introdotti in Europa dopo aver incrociato le bande dei giannizzeri sul campo di battaglia. Esiste una banda storica che si esibisce regolarmente al museo militare di Harbiye, non lontano da Taksim: purtroppo non conosco gli orari (provo a informarmi direttamente alla fonte, la prossima volta che ci passo), in compenso sul sito web del museo c’è una bella presentazione – in turco e in inglese – con la storia della banda e con una descrizione degli strumenti usati; li ho sentiti suonare una sola volta ed è stato emozionante: una sera per l’inaugurazione di una mostra sulla Cina, qualche mese fa al palazzo imperiale di Topkapı. […]

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