Il canto del muezzin ad Ayasofya

Muezzin

Nei giorni scorsi ho polemizzato con un europeduptato e attivista italiano – Daniele Viotti – sul canto del muezzin ad Ayasofya (da noi conusciuta come Santa Sofia, in realtà la chiesa della “Divina Sapienza”): la grande basilica di Costantinopoli – Haghia Sophia – poi convertita in moschea dopo la conquista ottomana nel 1453 e successivamente musealizzata – nel senso che si paga un biglietto d’ingresso per visitarla – a partire dal 1935.

Aveva ragione lui, avevo torto io: gli chiedo scusa.

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La notizia è che stamattina all’alba, a conclusione della notte del Qadir (la notte in cui il Corano venne rivelato a Muhammad), per la prima volta dopo 80 l’ezan ha risuonato dall’interno di Ayasofya. Ovviamente, già fioccano le polemiche: La Repubblica parla di “sfida al mondo cristiano“, della “minaccia” di ripristinare l’uso cultuale dell’edificio. Francamente non capisco cosa c’entri il “mondo cristiano”, visto che Ayasofya non è più una chiesa cristiana dal XV, o perché utilizzarla come moschea dopo che lo è stata per quasi 500 anni. Certo, sarebbe un errore proprio perché si presterebbe a strumentalizzazioni di ogni tipo; io personalmente non avrei nulla in contrario, anzi preferirei la solennità del luogo di culto all’invasione scomposta e rumorosa dei turisti: però andrebbe garantita la visibilità dei mosaici e degli altri tesori artistici, cosa che non credo sarebbe possibile.

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Diversamente da quanto pensavo, soprattutto, il canto del muezzin risuona dai minareti di Ayasofya gia da alcuni anni. Esiste per l’appunto una sala per la preghiera in una delle pertinenze della chiesa/moschea, il muezzin opera normalmente da lì: ed è possibile che lo faccia proprio due volte al giorno, alternandosi con la quasi adiacente Moschea blu (questa, la logica). Avrei dovuto controllare direttamente, ma purtroppo non ho avuto modo di farlo.

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4 commenti su “Il canto del muezzin ad Ayasofya

  1. Rosario il said:

    che in Italia si polemizzi su ogni cosa, concordo pienamente. La notizia obiettiva pura e semplice non sanno dove sta di casa. Non capisco però la motivazione del cambio improvviso di consuetudine. Secondo te cosa può aver spinto il muezzin a “cantare” dall’interno di Ayasofya anzichè dalla usuale sala limitrofa?

    • Giuseppe Mancini il said:

      politica identitaria islamica, intesa come rivincita – attraverso il recupero delle tradizioni islamiche – contro le élites kemaliste fautrici del laicismo

  2. AlessandroUD il said:

    Sì, anche io ho letto l’articolo su Repubblica. Ho notato subito però che la notte del Qadir è stata tradotta con “notte del potere”, mentre sappiamo che è “notte del destino”.
    Sicuramente sarà una svista, ma se la inseriamo nella campagna anti-Erdogan sembrerebbe quasi che quello che viene chiamato “il sultano di Turchia” abbia voluto appropriarsi anche di questa notte.

    • Giuseppe Mancini il said:

      penso, in realtà, che il collega abbia semplicemente copiato/tradotto da qualche articolo in inglese, dove la “notte del destino” è infatti spesso “the night of power”

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