Le statuine in terracotta del teatro di Myra

(articolo appena uscito su Il Giornale dell’Arte, nel numero di novembre 2020; quella di Myra è una delle tante scoperte archeologiche che si susseguono quasi quotidianamente in Turchia: parlarne più spesso la renderebbe più vicina a noi)

Myra

Nella campagna estiva del 2020 a Myra di Licia, di cui fu vescovo San Nicola, l’obiettivo principale degli archeologi era lo scavo delle strutture del teatro ellenistico che si trovano due metri e mezzo sotto quello romano. Come previsto, sotto l’orchestra sono emerse le fondazioni dell’emiciclo, di dimensioni più ridotte rispetto a quello che è arrivato a noi quasi integro (venne ricostruito nel 141 dopo un terremoto).

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E poi una piacevole sorpresa: insieme a ceramiche, a lucerne, a oggetti in bronzo e argento, circa 50 statuine in terracotta, intatte. Rappresentano figure sia maschili sia femminili, umani e divinità (Leto, Artemide, Eracle), insieme a bambini, a un ariete e a un cavaliere, oltre a delle iscrizioni votive. Risalgono al II o I secolo a. C., in molti casi conservano evidenti tracce di pigmenti rosa, rosso o blu: e perciò forniscono informazioni precise sui colori degli abiti indossati. Sono stati recuperati ulteriori frammenti, a centinaia, che verranno pazientemente ricomposti.

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Il professor Nevzat Cevik, direttore degli scavi, ha spiegato a Il Giornale dell’Arte che “le statuine erano in un bothros, una cavità usata come deposito votivo”, ma che “è anche possibile che si tratti di offerte ai defunti, rimosse dalle tombe e gettate alla rinfusa”. Le statuine sono adesso nei laboratori dell’Università del Mediterraneo di Antalya, per essere pulite, restaurate e studiate; verranno successivamente esposte nel Museo delle civiltà della Licia, aperto nel 2016 nella località di Andriake (era il porto di Myra, a breve distanza).

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Myra
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