Il mio primo Natale armeno

Stamattina – 6 gennaio 2014 – ho festeggiato un Natale molto speciale: quello della comunità armena di Istanbul, direttamente al patriarcato di Kumkapı (nella penisola storica, praticamente sul mare di Marmara all’altezza del Gran bazar). Un Natale che – come nel cristianesimo delle origini – è ancora celebrato insieme all’Epifania; è stato il cristianesimo di Roma a spostare successivamente il Natale al 25 dicembre, per neutralizzare la rivalità con la festa del Sole invitto e di Mitra.

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Comunque, stamattina in effetti sono arrivato in larghissimo anticipo. Mi avevano detto che la messa sarebbe iniziata alle 9: ma mi sono trovato insieme a sole altre persone e per un’ora abbondante ho assistito a canti preliminari. Dopo un quarto d’ora di pausa, il patriarca Aram Ateşyan (in realtà è il patriarca “facente funzioni”, il titolare è gravemente malato da tempo) si è manifestato alle 10.30 in punto: e ha percorso lentamente la navata della chiesa – una chiesa ottocentesca, a pianta basilicale e 3 navate – avvolto in una nuvoletta d’incenso sprigionata incessantemente da due incensieri e accompagnato da due suonatori di uno strano strumento, un bastone sormontato da campanelli a raggiera. L’impressione che ho avuto – un po’ blasfema, scusatemi – è stata quella di una processione dei sacerdoti di Iside!

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La messa invece è durata quasi 3 ore, ovviamente tutta in armeno: ho compreso solo Xristos, Mariam, Amen e Alleluia! I fedeli sono arrivati per tempo, alla fine la chiesa era gremita. La liturgia è particolarmente solenne, accompagnata per tutto il tempo da un coro: è molto diversa dalla nostra, il celebrante è quasi sempre di spalle e nei momenti salienti viene calato un sipario che nasconde altare e clero, più volte durante la funzione. Ad un certo punto, il patriarca ha compiuto anche una mini-procesione all’interno della chiesa per permettere ai fedeli di baciare la sua piccola croce (la tiene sempre con fazzoletto, non la tocca mai direttamente). Poi l’eucarestia e infine la consacrazione di un’olio speciale – mescolato ad acqua – aromatizzato con delle erbe che crescono sul monte Ararat: l’ho assaggiato anche io, il sapore è estremamente gradevole e quasi non volevo pranzare per non togliermelo dalla bocca. Alla fine della funzione, dopo altri canti e altro incenso, ci sono state consegnate una bustina contenente un pezzetto di pane e del sale, oltre a una melagrana; mi dicono che la tradizione è quella di scaraventarla per terra sull’uscio di casa per attrarre prosperità: magari provo a sperimentarla!

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