Il nuovo governo turco

 

DavErd

Riproduco anche qui il mio nuovo post del blog di “cose turche” che tengo per LookOut News

La notizia è passata inosservata, oscurata dalla crisi di confine – quello turco-siriano – tra Turchia e Russia: perché proprio ieri, fresco della vittoria nelle elezioni del 1° novembre, il premier turco Davutoğlu ha formato il suo nuovo governo, il numero 64 della storia repubblicana. Un nuovo monocolore dell’Akp.

“Nuovo” in effetti non è l’aggettivo più appropriato, visto che sono numerosi i personaggi di spicco in carica nell’ultimo governo ad interim o di quello procedente. Un governo in cui paiono sostanzialmente bilanciati gli interessi e le priorità di Davutoğlu e del presidente Erdoğan. Ritorna ad esempio il tandem di politica estera, con Çavuşoğlu come capo della diplomazia e Bozkır come responsabile dei rapporti con l’Unione europea; riprendono il loro posto il ministro della giustizia Bozdağ, quello degli interni Ala e quello dei trasporti Yıldırım, fedelissimo di Erdoğan, defenestrato due anni fa dallo scandalo corruzione.

Molto attese le scelte dei dicasteri economici: non c’è più a coordinarli Babacan, in attesa di nuova collocazione, ma il nuovo vice premier – ministro delle finanze in carica, di origini curde – Şimşek, che di Babacan condivide comunque l’approccio del rigore (difeso strenuamente contro figure vicine al presidente, interessate maggiormente alla crescita); e assume per la prima volta una responsabilità ministeriale Albayrak, genero di Erdoğan, a cui è stato affidato il delicato settore energetico.

Fino al 2019 non sono previste elezioni, l’obiettivo del premier è di sfruttare questi 4 anni per riforme incisive in campo economico e istituzionale (una costituzione condivisa, più orientata – con standard europei – in senso democratico e liberale).

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