Obama, Erdoğan e la guerra in Siria

(già pubblicato sul mio blog “Cose turche” di Look Out news)

Ho appena letto un lungo articolo – anzi, lunghissimo (e oserei dire sterminato) – di Jeffrey Goldberg su The Atlantic, dedicato a “The Obama Doctrine“: cioè, alla visione di politica estera del presidente americano che però a me – in relazione soprattutto alla crisi siriana – sembra priva di capisaldi precisi e imperniata sulla più altalenante improvvisazione.

Al di là di questo, vorrei soffermarmi sul passaggio in cui si parla di Turchia: “Early on, Obama saw Recep Tayyip Erdoğan, the president of Turkey, as the sort of moderate Muslim leader who would bridge the divide between East and West—but Obama now considers him a failure and an authoritarian, one who refuses to use his enormous army to bring stability to Syria.

Ora, lasciando da parte le considerazioni un po’ sciocche su Erdoğan “leader moderato” o “autoritario” – bisognerebbe smettere di pensare ai “buoni” e ai “cattivi” alle elementari, altrimenti poi si combinano disastri! – mi colpisce non poco l’ostilità maturata perché il presidente turco “rifiuta di utilizzare il suo enorme esercito per portare stabilità in Siria“.

Questa posizione merita tre commenti. Il primo, è che gli eserciti possono anche essere “enormi” ma devono essere addestrati ed equipaggiati per gli specifici compiti che andranno ad affrontare, quindi non è detto che l’esercito turco – “enorme” – se impiegato in Siria sia capace di assicurare la stabilità. Il secondo, è che – nonostante le solenni sciocchezze che vengono propinate all’opinione pubblica – la Turchia è una democrazia e non un’autocrazia: e quindi i suoi leader politici, tali perché eletti, devono assolutamente tenere in considerazione l’opinione pubblica, che non è assolutamente favorevole a un intervento militare autonomo – ripeto: autonomo – in Siria. Il terzo, è che questa considerazione è apertamente in contrasto con quanto ripetuto ossessivamente da analisti e osservatori vari (in primis turchi) politicamente/ideologicamente schierati contro Erdoğan: presentato come un guerrafondaio pronto a invadere la Siria in qualsiasi momento e frenato solo dalle opposizioni e dall’esercito.

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