Cosa devi sapere sull’ospitalità turca

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Quando i miei amici mi chiedono cosa dovrebbero vedere assolutamente nel week end che si concedono ad Istanbul, dopo tre o quattro attrazioni turistiche che effettivamente vale la pena vedere, consiglio sempre di cercare di avere a che fare con la popolazione turca il più possibile: è lì che veramente troverete qualcosa che vi possa riempire il cuore, addirittura riscaldarlo e ricordarci quanto sono belli e importanti i rapporti umani. Eh sì, perchè la loro umanità è veramente esemplare. E diciamoci la verità, noi non siamo abituati a tanto. Addirittura i primi tempi rimanevo imbarazzata e ci ho messo un po’ a capire come gestire la famosa Turkish Hospitality. Vi vorrei raccontare cosa mi hanno insegnato tutti i miei amici turchi a questo riguardo, ma anche raccontarvi le mie esperienze sul campo!

Innanzitutto la fedeltà, il rispetto, la collaborazione, la lealtà e il sacrificio che queste persone mettono nei rapporti umani effettivamente non avrebbero dovuto stupirmi dopo aver visto come si prendono cura anche solo di un ospite, amico o estraneo che sia. Nel momento in cui entri nel loro negozio, ma soprattutto nella loro casa, diventi uno di loro, anzi, di più.  Loro dicono che sei un ospite mandato da Dio e non importa da che paese vieni, che lingua parli, o di che religione tu sia.

In realtà questa tradizione c’era anche tra i Greci e i Romani: l’ospitalità come diritto divino, e addirittura in India l’ospite è identificato con Dio, quindi va celebrato con ricompense di abbondanza.

Iniziamo dai segnali più semplici, ma per niente scontati, anzi, veramente apprezzati:

Mi è capitato più volte di chiedere informazioni su quale tram prendere, su un indirizzo, un luogo, o un negozio che vendesse quello specifico prodotto, e ogni volta ho riscontrato una gentilezza esemplare. Statisticamente parlando nella maggior parte dei casi mi ci hanno portata direttamente. Addirittura una volta sono entrata in un posto che faceva fotocopie, ma a quanto pare non si occupava di grandi commissioni, allora il proprietario ha mollato lì il suo impiegato e mi ha portata direttamente in un altro negozio neanche esattamente vicinissimo; poi si è anche assicurato che il nuovo negoziante capisse bene le mie richieste perchè non parlando inglese era preoccupato cercasse di fregarmi. In realtà mi ero fatta scrivere cosa avrei dovuto dire e l’avevo imparato, ma ero troppo scioccata e felice di quel gesto che mi sono fatta coccolare da queste premure ancora inebetita. Dopodichè, mi ha salutata gentilmente ed è tornato al suo negozio, elegamentemente, per far intendere che non c’erano altre intenzioni dietro. “Have a good day Mrs Italian” mi ha detto sorridendo. Di piccole storie come queste potete sentirne a centinaia da ogni straniero o turista che sia capitato da queste parti, e quando i miei amici che vengono a trovarmi me le raccontano entusiasti, sorrido fiera.

Se vi trovate a casa di qualcuno è probabile che la prima cosa che facciano è portarvi un vassoio con un caffè e un bicchiere d’acqua. E’ un antica usanza che usano per capire, senza utilizzare domande dirette indiscrete, i vostri bisogni. Se bevete prima l’acqua significa che siete affamati, allora si metteranno a cucinare qualcosa. Se invece bevete subito il caffè vuol dire che il vostro stomaco è sazio, e vi offriranno un dolcino o piccoli snack da salotto.

Una cosa che mi colpisce molto delle loro abitudini e che a dire il vero ancora mi spiazza un po’, è che non avvertono mai quando stanno venendo a casa tua. Quindi c’è sempre la possibilità che il citofono suoni da un momento all’altro, ecco perchè nella maggior parte delle case tradizionali turchi, indipendentemente dal ceto sociale, troverete la camera degl’ospiti che se sei parte della famiglia non ti devi permettere di profanare, o se non possono permettersela allora troverete un salotto con i divani letto sempre pronti all’uso. Quindi diventa fondamentale possedere sempre più cuscini, coperte e pantofole perchè dopo che ti avranno offerto quella ventina di portate a cui non puoi dire di no, altrimenti: “ecco, non ti è piaciuto, sono desolato”, vorranno che ti fermi a dormire a meno che tu non abbia davvero delle scuse convincenti, beh vi consiglio di prepararvele bene devono veramente competere con la loro persuasione.

Una volta che sono riusciti a coinvincerti a rimanere la mattina si sveglieranno prestissimo per fare in modo che al tuo risveglio ci sia già pronta la colazione turca più buona della tua vita, con il pane fresco appena sfornato e una quantità di prelibatezze fatte in casa che possa mostrare il fatto che l’abbiano fatto con il cuore.

Ovviamente, non presentarti mai a mani vuote! Devo ancora capire se è una prerogativa solo delle mie frequentazioni turche o è generale, ma da buoni teinomani ci portano sempre il the freddo, perchè nelle pause tra un the caldo e l’altro perchè non bersi un po’ di the fresco?

Quando sei a casa loro passeranno il tempo a scusarsi che la casa non è perfettamente ordinata e non stanno cucinando il meglio che avrebbero potuto fare, nonostante ti abbiano già cucinato l’impossibile a tuo parere.

Non guardano mai l’orario perchè sarebbe un segno di maleducazione come a dire: è tardi è meglio che tu vada.

Non fanno mai niente perchè vogliono qualcosa in cambio, se vuoi essere ospitale con loro cerca un modo per far capir loro che non lo fai solo perchè vuoi ricambiare, ci rimarrebbero molto male.

Quando sarai loro ospite eserciteranno una grande tecnica di ascolto molto sensibile in modo da capire le vostre esigenze, i vostri gusti, i vostri deisideri e anticiparvi sui tempi. Ricordate: non vi faranno mai domande dirette, ma cercheranno di captare le risposte dai vostri discorsi, dalle vostre espressioni.”Prima di tornare in Italia vorrei ancora recuperare delle spezie e un narghilè, ricordiamoci prima di partire!”: ecco, se sentono questo tipo di discorsi sappiate che faranno di tutto per recuperare per voi questi due regali!

Mi piace molto che ogni volta che in gruppi, appartamenti condivisi, tra amici, ambienti di lavoro chiuque si porti uno snack piccolo o grande che sia, prima ancora di mangiarlo si preoccuperà di condividerlo, nessuno porta niente solo per sè.

 

Insomma, qui non si tratta di galateo, non si tratta di religione. Questo è uno stile di vita. Ci sono teorie che riportano queste abitudini alla posizione strategica della Turchia: un ponte tra due continenti, abituata ad avere gente di passaggio. Altre si ricollegano al fatto che loro amano mostrare il loro paese, le loro tradizioni, molto fieramente. Sicuramente sì ad entrambe, ma è qualcosa di ancora più profondo, radicato e passionale.

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