Il Pantokrator restaurato nasconde i suoi marmi

Pantokrator

Pochi giorni fa ho scritto un articolo per spiegare essenzialmente due cose. Primo, in Turchia vengono restaurate chiese e sinagoghe (oltre 100 negli ultimi anni), con casi di grande rilevanza: eppure tg e quotidiani italiani/internazionali non ne parlano, visto che questi fatti sono in aperto contrasto con la tesi preconfezionata della cosiddetta “islamizzazione”.

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Secondo, anche quando vengono ripristinati al culto islamico degli edifici costruiti come chiese, prima di essere trasformati in moschee e “musei”, le decorazioni pittoriche e musive vengono perfettamente conservate e rese comunque fruibili per i visitatori al di fuori degli orari di preghiera.

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Questo non vuole dire, però, che non esistano esempi negativi, proprio riguardo il patrimonio culturale bizantino di Istanbul che è diventato islamico dopo la conquista ottomana di Costantinopoli nel 1453. E’ questo il caso del Pantokrator, un bellissimo complesso monastico con chiese e necropoli imperiali che è oggi la moschea di Zeyrek (tra l’altro, patrimonio dell’umanità dell’Unesco).

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Del Pantokrator vi ho già parlato in passato, sia prima sia dopo i restauri di pochi anni fa: ma solo adesso ho localizzato un’immagine che mi costringe a rivedere il mio giudizio. In effetti, ricordo che parlai con la prima restauratrice, poi sostituita in corso d’opera: mi parlò di uno splendido pavimento in opus sectile, che a suo dire sarebbe rimasto visibile.

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Però non è stato così: il pavimento è perennemente coperto da tappeti, anche quando non ci sono le preghiere. Come vedete dalla foto è qualcosa di straordinario: e per l’appunto, tenerlo nascosto – senza alcuna eccezione – è a mio avviso un grandissimo errore – anzi, un oltraggio!

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