Papa Francesco, il genocidio armeno e la Turchia

PapaArmenia

Stavolta Papa Francesco l’ha combinata grossa. In visita ufficiale in Armenia, così si è espresso (cito dalla documentazione ufficiale pubblicata sul sito web del Vaticano): “Quella tragedia, quel genocidio, inaugurò purtroppo il triste elenco delle immani catastrofi del secolo scorso, rese possibili da aberranti motivazioni razziali, ideologiche o religiose, che ottenebrarono la mente dei carnefici fino al punto di prefiggersi l’intento di annientare interi popoli“.

Insomma, non solo ha esplicitamente e direttamente parlato di “genocidio”, ma ha legato l’uso di questa parola a una precisa interpretazione di quanto accaduto nel 1915: “l’intento di annientare interi popoli”.

Risprtto alle dichiarazioni dello scorso anno che pur scatenarono una tempesta diplomatica – un uso indiretto, attraverso una citazione di Giovanni Paolo II – lo scatto in avanti è evidente: parla di genocidio perché condivide quell’interpretazione storiografica che individua nelle politiche del governo turco dell’epoca l’intento di sterminare – di “annientare” – il popolo armeno.

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Ora, come ho ripetutamente detto io non “nego” alcunché (anzi, trovo sciocca l’idea stessa di “negazione” in ambito storiografico) – ma mi pongo due problemi. Il primo: quali sono i riscontri concreti e inoppugnabili di questo “intento”? Il secondo: perché valutare gli eventi del 1915 al di fuori del loro contesto, la fase ultima di disgregazione dell’impero ottomano (1912-1923) e le operazioni belliche in Anatolia? 

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Fino a oggi la risposta turca è stata solo verbale, temo che le conseguenze di questa presa di posizione così netta da parte di Papa Francesco possano essere molto antipatiche.

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