Piccolo notturno Istanbuliano…

AVVISO: questo post è ormai datato, è stato scritto da una persona che si occupava del blog in precedenza; chi lo gestisce oggi non ne condivide l’impostazione. Per contattarmi: giuse.mancini@gmail.com

Questa è una notte caldissima, come direbbe Ligabue, di cosce e zanzare.

Le giornate sono calde, e la sera scende con un soffio di vento dal mare. Da lontano, il canto dei muezzin. Istanbul non dorme. Chi come noi non ha l’aria condizionata, si gira e si rigira nel letto, beve a più non posso, si concede una sigaretta notturna dietro l’altra, sospira. Gruppetti di insonni cantano canzoni dedicate alla luna, uscendo da un locale, sottobraccio, mezzi ubriachi. Nessun dorma, nessun dorma…come nella Turandot. I fornelli dove abbiamo cucinato sono ancora caldi, tutto è caldo, tiepido, anche l’acqua che scorre dal rubinetto. Si spengono le luci, si accendono le lanterne. Ronzano i ventilatori.

I gabbiani stormiscono, i cani sbadigliano, i gatti rovistano tra i cassonetti stracolmi per cercare qualche lisca di pesce.

I bus notturni rompono con sommesso fragore la quiete delle vie semideserte di una Istanbul che non dorme ma riposa, in attesa di un altro giorno caldissimo e lento, lento e intenso come solo i giorni d’estate sanno essere, quando si mangia troppo e ci addormenta sulla sedia del ristorante, con una tazza di chay fumante in mano.

ll chay, appunto. Dopo parecchi esperimenti, ho appurato che bere the caldo per sentire meno il caldo, su di me non funziona. Non attacca. Il chay caldo mi scalda come un termosifone e quindi basta…non me lo bevo più! Meglio un po’ d’acqua fresca. Ho invece provato senza ombra di dubbio che la terapia-hammam funziona! Il suo caldo umido fa svaporar via la stanchezza dai muscoli, lo scrub libera la pelle dalla pellicola appiccicaticcia creata dal sudore, e fa sembrare il caldo delle viuzze di Istanbul un po’ meno cocente, rendendoci anche meno stralunati.

E’ che noi non siamo abituati a questo caldo, ma ne siamo inebriati.

Uomini con baffi neri e canottiera a fasciargli una grossa pancia da birra, stringono nel pugno il rosario islamico, recitando salmi su salmi. Donne bellissime, nascoste da un velo nero, passano, scompaiono come fantasmi neri, inghiottite da viuzze diroccate, dove siedono famiglie intere di gitani, avvolti nei loro scialli variopinti. Vecchiette sdentate siedono sui gradini di casa, sgranocchiano semi di girasole, respirando lentamente.

Le calde notti estive sono diverse per ciascuno di noi, noi 20 milioni che abitiamo questa grande città chiamata Istanbul…

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