Pierre Loti e le evase dall’harem

Navigare da una sponda all’altra del Bosforo – 20 minuti di puro relax – è un invito alla lettura; il posto per sedersi si trova sempre, io ne approfitto per divorare qualche romanzo. L’ultimo libro che ho letto è invece un libro di storia: ma del romanzo ha tutto il fascino, l’imprevedibilità, il ritmo; ha per titolo Evadées du harem. Affaire d’état et féminisme à Costantinople, 1906 (dubito che lo tradurranno mai in italiano): e parla delle avventure e disavventure di due giovani turche – ma per metà francesi – che decidono di abbandonare il velo e l’harem per trovare la libertà e l’amore a Parigi.

PierreLoti

Nella loro scelta, è stata decisiva l’influenza del celebre Pierre Loti, al secolo Julien Viaud: francese, ufficiale navale, romanziere, viaggiatore, turcofilo, cittadino a intermittenza di Istanbul. Vi ha ambientato due dei suoi romanzi più riusciti, in parte autobiografici: Aziyadé, sulla sua storia d’amore con una fanciulla velata, e Les Désenchantées, sulla condizione femminile in Turchia e dalle fuggiasche in parte suggerito; ce l’ho nella libreria di fronte a me: tutti e due pronti per i prossimi viaggi sul Bosforo.

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Pierre Loti è stato amatissimo, a Costantinopoli: non solo dalle donne, ma anche dagli intellettuali e dal sultano in persona. Ha lasciato tracce nella toponomastica, soprattutto nei “suoi” luoghi: una collina sul Corno d’oro, immancabile tappa per ogni visitatore che si rispetti. Ci si arriva da Eminönü, in bus o battello; si scende a Eyüp: dove si possono visitare la famosa moschea e le tombe di sultani e gran visir. Poi si hanno tre opzioni: un banale taxi, la teleferica, un’incantevole passeggiata – ma ripidamente in salita – attraverso il cimitero disteso su tutta la collina.

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Lissù, lo spettacolo è inebriante: le due rive del Corno d’oro, la curva della città antica con i profili di moschee e minareti, l’agglomerato europeo con qualche grattacielo in più. Accomodatevi al caffé en plein air: ma dello stesso complesso fanno parte l’hotel Turquhouse (tutto in legno, ricavato da sette dimore ottomane), un ristorante e due altri caffé (non proprio economici), la casa del narghilé per chi ama il fumo. Può essere affollato, soprattutto di domenica.

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8 Risposte a “Pierre Loti e le evase dall’harem”

  1. […] Poi l’ultima tappa: la chiesa di San Giorgio, sede del Patriarcato greco-ortodosso; una chiesa che trasuda incenso e opulenza, che custodisce corpi di santi e reliquie preziose. Assistere a uno dei solenni rituali – magari non tutta la messa, che dura 3 ore – è un’esperienza affascinante. Una volta usciti, vi troverete a destra un altro liceo con entrata modello Partenone (oggi chiuso), a sinistra delle case lussuose di una volta – in mattoni e legno – abilmente restaurate sempre coi fondi comunitari (una è stata trasformata in hotel). Una volta sul Corno d’oro, potete riprendere il bus a pochi metri, salire a destra al semaforo verso la moschea di Fatih, proseguire alla ricerca della moschea Gül già chiesa bizantina o lungo la strada incrociando l’eccellente ristorante di pesce Cibalikapı balıkçısı; per chi fa il cammino inverso, da Fener ad Ayvansaray, consiglio di proseguire fino a Eyüp per visitare la moschea e salire – con la teleferica – fino al caffè Pierre Loti. […]

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