Il palazzo bizantino del Porfirogenito restaurato

Qualche giorno fa sono stato all’inaugurazione dei lavori di restauro del palazzo del Porfirogenito – Tekfur Sarayı, in turco (palazzo del sovrano, dell’imperatore) – che è stato trasformato in museo delle ceramiche, in occasione della Settimana dell’artigianato organizzata dalla Municipalità di Istanbul.

Tutto è stato fatto dalla municipalità, in effetti: sia i restauri, sia la trasformazione in museo e il relativo allestimento. Anche la gestione è pubblica, direttamente da parte dell’amministrazione locale. La stessa “Settimana dell’artigianato” – con visite guidate e laboratori – è stata un’iniziativa della municipalità, nell’ambito delle attività della “Città creativa del design“, titolo che l’Unesco ha riconosciuto a Istanbul nel 2017.

Ed è questa l’ulteriore prova di quello che sostengo da molti anni: il pubblico in Turchia – sia a livello nazionale, sia a livello locale – fa tantissimo per la cultura ma poi non è in grado di comunicare quanto di buono viene realizzato, soprattutto all’estero. E l’incapacità di comunicare in modo adeguato – in modo professionale, senza perder tempo con la moda social del momento – ha penalizzato moltissimo l’immagine sia del Paese sia di chi lo governa.

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Comunque, il restauro in sé non è che mi convinca del tutto. Il palazzo del Porfirogenito si trova a ridosso – anzi, ne fa praticamente parte – delle mura romane all’altezza di Edirnekapı; risale al XIII/XIV secolo, gaceva parte del complesso imperiale delle Blachernae sul Corno d’oro, è tra le pochissime strutture di epoca bizantine – insieme al Boukoleon e alla Magnaura – a essere rimaste in piedi. Prende il suo nome da Costantino Paleologo figlio dell’imperatore Michele VIII: “porfirogenito”, nato nella porpora e cioè in una speciale stanza del palazzo imperiale rivestita di porfido (o decorata con drappi color porpora).

Nel corso dei secoli, dopo il suo abbandono, è stato utilizzato dai sultani per tenerci le giraffe ricevute in dono e poi nel XIX secolo come ospizio per poveri; nel XVII secolo, invece, è stato un centro di produzione di ceramiche: e per questo motivo – scavi archeologici hanno riportato alla luce le relative strutture, come i forni – l’idea di un museo delle ceramiche ha senso.

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Gli allestimenti sono molto curati, le didascalie – in turco, in inglese – storicamente accurate. Come potete vedere, la vista è magnifica. Certo, poi capisco anche le esigenze dei disabili, la cosiddetta “accessibilità”: però quell’ascensore lì è un pugno in un occhio. Qui comunque trovate qualche immagine sui lavori nel palazzo, così da rendervi meglio conto della trasformazione avvenuta.

Poi vi darò anche conto degli orari di apertura e dell’eventuale costo del biglietto d’ingresso; ma conto anche di intervistare chi si è occupato dei restauri e dell’allestimento, in previsione di un prossimo articolo.

Porfirogenito
Porfirogenito
Porfirogenito

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Un commento su “Il palazzo bizantino del Porfirogenito restaurato

  1. Roberto Raimondi il said:

    Ci sono stato quest’estate, devo dire per puro caso. Ne consiglio assolutamente la visita, quasi propedeutica per immergersi nella ricchezza delle decorazioni ceramiche dei monumenti più noti. Quasi commovente la gentilezza e la tacita speranza con cui gli addetti ti invitano ad entrare: a metà agosto, verso le 10 di mattina eravamo noi due soli. Ingresso gratuito, piacevolissimo e ventilato bar, museo ben organizzato, da non perdere.

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