La Porta d’Oro di Costantinopoli

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(scritto originariamente nel dicembre 2013)

Potrebbe essere uno dei monumenti più affascinanti e caratterizzanti di Istanbul, ma è inaccessibile – anche se fa parte dell’area tutelata dall’Unesco – e versa in una condizione di spaventoso e vergognoso degrado. Alla Porta d’oro dell’antica Costantinopoli avevo accennato in uno dei miei itinerari alla (ri)scoperta della città: che vi guidano lungo i percorsi meno frequentati dai turisti; da pochi mesi, grazie all’apertura del Marmaray ne è diventato il punto d’inizio. Infatti, dalle stazioni di Sirkeci e Yenikapı sulla sponda europea – o anche da Üsküdar e su quella asiatica – rapidamente si arriva all’attuale capolinea di Kazlıçeşme; si scende, le mura sono a 100/200 metri: a sinistra, il grande ospedale armeno, dritti di fronte a voi le torri della fortezza di Yedikule e un bandierone turco.

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La Porta d’oro collegava quasi direttamente Roma e Costantinopoli, la Nuova Roma: Appia da Porta San Sebastiano fino a Brindisi, in nave fino a Durazzo, poi via Egnazia fino al Bosforo. Le fonti e gli esperti non sono unanimi: alcuni la fanno risalire a un arco di trionfo, altri a una struttura della cerchia di Teodosio; in ogni caso, siamo alla fine del IV secolo o all’inizio del V. La Porta d’oro, comunque, era l’ingresso monumentale della città: quello per le processioni solenni dell’imperatore, di ritorno da guerre vittoriose o per altre celebrazioni speciali; il nome, tra l’altro, non era solo evocativo: la porta era effettivamente ricoperta in foglia d’oro. Aveva tre archi, uno più grande – aperto solo per l’imperatore, – e due più piccoli per il traffico normale; sulla sommità una statua di Teodosio su una quadriga trainata da elefanti e ai lati due massicce torri in travertino, oggi bianchissime perché restaurate da non moltissimi anni (anzi, in molte parti completamente ricostruite).

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Al di là delle torri, non si vede molto; la porta venne murata dopo la conquista ottomana, già da tempo le sue torri erano state inglobate nella fortezza di Yedikule: e successivamente – non so bene quando, a dir la verità – vennero proprio davanti costruiti una moschea e un cimitero. Per vedere le strutture della porta – in ogni caso, quelle delle mura esterne – bisogna entrare nel cimitero, fare zig-zag tra le tombe (non c’è nessuna stradina, bisogna camminare sulle cornici che delimitano i rettangoli funebri), affacciarsi sull’antico fossato: lo spettacolo è desolante, l’area è occupata da un produttore agricolo che – come vedete dalle foto – tiene tutto recintato, parcheggia il suo furgone, getta senza ritegno le cassette per la frutta nel fossato. Ho provato qualche volta a interpellare le autorità competenti ma non ho avuto risposta; in effetti, se Istanbul avesse ottenuto i giochi del 2020 in quell’area erano previsti delle competizioni e degli interventi di sistemazione/restauro: ma ormai dubito che se ne farà qualcosa e vedrò di tornare alla carica per farmi spiegare perché un monumento del genere – Patrimonio dell’umanità dal 1985 – è in questo stato.

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Voi da lì proseguite nell’itinerario: ne vale assolutamente la pena! A questo link, invece, trovate la ricostruzione tridimensionale dal sito Byzantium 1200.

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