Pregare a istanbul

The 16th century Yeni Camii ("New Mosque") in central Istanbul district of Eminönü.

C’avrei scommesso i gioielli di famiglia! Appena letta la notizia sulla stampa turca, ho pensato: la collaboratrice de La Stampa sfornerà il solito articoletto di stampo islamofobo! E infatti, eccolo: “La Turchia “legalizza” la preghiera del venerdì negli uffici pubblici“.

Che poi, al di là delle forzature di cui parlerò dopo, qui si stravolge il contenuto stesso del provvedimento annunciato: perché l’idea è semplicemente quella di modulare gli orari della pausa per il pranzo il venerdì così che chi vuole può andare a pregare in moschea. E che problema c’è?

La Ottaviani, invece, sposa senza mezzi termini il punto di vista di chi in Turchia è schierato contro l’islam politico e di conseguenza contro il governo: e infatti definsce “liberi – “le due testate più libere rimaste in circolazione” (eggià, sono “liberi” solo quelli che la pensano come te!) – i quotidiani che hanno preso posizione contro questo provvedimento, parlando di “possibili episodi di discriminazione e indottrinamento indiretto“. Indottrinamento indiretto? In che senso? Chiosa la collega: “con il provvedimento infatti sarà molto più riconoscibile chi non pratica l’Islam e segue un’altra religione o anche solo semplicemente chi non è un credente praticante.” Ma che razza di discorso è?

Risposta: è un discorso fortemente discriminatorio – quello kemalista, laicista – che la Ottaviani ha abbracciato con entusiasmo e che usa per confondere le idee dei suoi sventurati lettori. Un discorso discriminatorio che in Turchia ha fatto danni colossali e che solo negli ultimi anni, fortunatamente, è stato in parte superato: proprio grazie all’eliminazione graduale di tutta una serie di ostacoli all’esercizio delle libertà religiose.

Sorvolo sugli altri slogan, sull’idea sciocca di una presunta “islamizzazione”: che in concreto ancora non ho capito in cosa consisterebbe (e perché dovrebbe essere automaticamente qualcosa di negativo). Ma il punto è: perché gli italiani, invece di essere informati in modo adeguato e intelligente, devono essere esposti a questo reazionarismo antiquato, che la Turchia sta invece superando? 

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