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Il semi-presidenzialismo di Erdoğan

CT(già pubblicato sul mio blog “Cose turche” di Look Out news)

Lunedì 19 gennaio, Tayyp Recep Erdoğan ha presieduto il suo primo Consiglio dei ministri: tutto previsto dall’articolo n° 104 della costituzione del 1982, che consente per l’appunto al presidente della Repubblica di convocarne e presiederne quando lo reputa opportuno. Quello di ieri si è protratto per più di 8 ore, alla presenza del primo ministro Ahmet Davutoğlu; come ha riferito il vice premier Bülent Arınç nella successiva conferenza stampa, si è parlato di sicurezza interna e terrorismo internazionale, del processo di pacificazione col Pkk, di politica estera, di economia.

In effetti, la procedura è stata già attivata già in passato: ma solo in caso di emergenze nazionali e in modo del tutto occasionale. Erdoğan invece, legittimato dall’elezione a suffragio universale dello scorso agosto (la prima, nella storia della Turchia), intende esercitare questa sua prerogativa – e non ne ha fatto mistero in campagna elettorale! – con cadenza regolare e in virtù di un’interpretazione piuttosto elastica del dettato costituzionale. Infatti, ha già creato all’interno dell’ufficio di presidenza dei dipartimenti col compito specifico di seguire le attività ministeriali e di creare “armonia” tra presidente e primo ministro, che comunque s’incontrano settimanalmente per scambi informali di informazioni e opinioni. Una sorta di semi-presidenzialismo di fatto, insomma.

La volontà dichiarata di Erdoğan è però quella di un presidenzialismo di pieno diritto, da sanzionare attraverso una Costituzione nuova di zecca: obiettivo fallito per mancanza di voti parlamentari in questa legislatura, obiettivo da perseguire di nuovo se sarà sufficiente il consenso ottenuto dall’Akp alle politiche del 7 giugno 2015. E’ stato impossibile aggregare nel progetto di rinnovamento costituzionale altre forze politiche rappresentate all’Assemblea nazionale, restie ad accettare il nuovo sistema così come proposto; il nuovo metodo scelto: fare possibilmente da soli, senza accettare compromessi.

In ogni caso, il semi-presidenzialismo à la Erdoğan è possibile solo con questa configurazione di potere: presidente dell’Akp, premier e monocolore dell’Akp (col premier sostanzialmente designato dal presidente). Ogni altra combinazione potrebbe invece portare a conflitti dirompenti, comunque possibili in caso di “disarmonia” tra i membri della diarchia. Una riforma, meglio se condivisa, è comunque necessaria.

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