I Radiohead, Istanbul e l’islamofobia

Radiohead

Come sempre succede in questi casi – cioè, quando c’è l’opportunità o il pretesto per mettere l’islam in cattiva luce – la notizia ha fatto il giro del mondo. I fatti, così come sono stati rappresentati dalla quasi totalità dei media internazionali: serata di ascolto del nuovo disco dei Radiohead in un piccolo negozio, assalto di un manipolo di “islamisti” infuriati per l’happening musicale e soprattutto per il consumo di alcol, visto che siamo in pieno ramadan.

Dico: ma siete sicuri? Avete identificato i colpevoli e il gruppo “islamista” a cui appartengono? Avete parlato sia col proprietario – coreano – del negozio e soprattutto coi vicini, per capire il contesto e i dettagli dell’accaduto?

A me, la manipolazione/strumentalizzazione sembra evidente: un litigio di quartiere – riprovevole e censurabile, per carità – trasformato in scontro di civiltà. Sì, perché a leggere certi articoli sembra che a Istanbul circolino ronde di “islamisti” pronti a bastonare chiunque si azzardi a farsi una birra. E mi sembrano molto rilevanti due fatti: il primo, è che le dimensioni minuscole del negozio di dischi abbia portato gli intervenuti a far baldoria per strada; il secondo, che il quartiere in cui si è svolto il fattaccio è in una zona di cerniera tra aree fighette e aree degradate abitate soprattutto da immigranti dell’Anatolia orientale. Le differenze socio-culturali sono marcate, magari si erano già verificate tensioni in passato: ma tensioni tra vicini, nel contesto di quello specifico quartiere.

Che a esser protagonisti del fattaccio siano “islamisti” – cioè, persone politicamente attive e ideologicamente orientate – è tutto da dimostrare, insomma. Io invece credo che lo scontro, il conflitto, sia quello molto più banale tra stili di vita cittadini e stili di vita rurali. Un caso isolato che come altri casi isolati ha conquistato la ribalta planetaria solo a causa di giornalisti che fanno malissimo il loro lavoro e un’opinione pubblica che si nutre di pregiudizi.

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