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Renzi d’Arabia, Khashoggi e la Turchia

Renzi

L’informativa della CIA che chiama direttamente in causa il principe Mohammed bin Salman nell’efferato delitto di Jamal Khashoggi, il giornalista dissidente ucciso e fatto a pezzi nel consolato saudita di Istanbul, ha riportato Matteo Renzi al centro delle polemiche. Del caso Khashoggi ho parlato a suo tempo: “Il caso Khashoggi e la strategia della Turchia“.

L’ex sindaco di Firenze ed ex premier, ma senatore in carica, fa infatti parti del comitato direttivo di un istituto culturale saudita e qualche settimana fa ha partecipato a una conversazione pubblica con l’erede al trono – seduti in poltrona l’uno di fronte all’altro – in cui si è distinto per piaggeria e iperboli (il “neorinascimento” saudita). Per il disturbo, Renzi viene pagato 80.000 euro (esclusi i benefit, come i viaggi in aereo privato).

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Eravamo in piena crisi di governo, le priorità della comunicazione erano altre e comunque il documento della CIA è stato reso noto solo ieri: non c’è stato tempo per approfondire, per chiedere conto a Renzi di questo suo ruolo piuttosto singolare: un senatore in carica che viene pagato per far parte del comitato direttivo di un istituto culturale straniero, che poi si avventura in un discorso nel quale tesse lodi sperticate di chi è coinvolto – lo dice la CIA, non lo dico io – in un delitto che ha indignato il mondo.

Questo coinvolgimento del principe è ora emerso in mondovisione: Renzi non dovrebbe dimettersi e restituire quanto percepito, con un atto che mostrerebbe sensibilità sia umana sia politica? Invece no: Renzi – con una bonaria presa in giro, è diventato LawRenzi d’Arabia – ha inscenato una grottesca autodifesa, con un’autointervista sul suo sito web. In sostanza: si è fatto le domande e si è dato le risposte, autoassolvendosi.

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Non m’interessa entrare nel merito di quanto scritto da Renzi: la sua posizione è francamente imbarazzante. M’interessa però un suo passaggio, nel quale chiama in causa la Turchia (la Turchia che, con la sua insistenza, ha svelato all’opinione pubblica mondiale le prove del delitto; almeno un quotidiano italiano, invece, sosteneva che si trattasse di una messa in scena).

Sostiene il senatore Renzi che lui ha condannato l’uccisione di Khashoggi (che però declassa vergognosamente a “tragica scomparsa”), come del resto – nel 2015 – aveva preso posizione a favore dei “giornalisti turchi arrestati”.

Innanzitutto, come si fa a mettere sullo stesso piano un arresto (e poi condanne da parte di tribunali) e un omicidio con susseguente smembramento del cadavere? E poi, chi sono questi “giornalisti turchi arrestati” nel 2015, a favore dei quali Renzi – era all’epoca ancora premier – prese posizione in sede di Consiglio. europeo?

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Ho controllato: si tratta di Can Dündar e Erdem Gül, coinvolti in un’azione di disinformazione dei gülenisti che – lo si è capito ovviamente dopo – serviva per preparare il terreno al golpe del 15 luglio 2016. Gül è adesso sindaco della municipalità delle isole di fronte a Istanbul, non so se è stato condannato; Dündar invece è latitante in Germania, dopo essere stato condannato a vari anni di reclusione per eversione. Continuare a difenderlo, senza entrare però nel merito delle accuse e della condanna e solo in quanto giornalista, è diventato in Italia uno sciocco sport nazionale.

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