Riflessioni sulle elezioni in Turchia (di Pippo Trezza)

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Propongo una triplice riflessione sul risultato delle elezioni in Turchia.

1) I turchi hanno votato come volevano loro e non come avrebbe voluto l’opinione pubblica e soprattutto la stampa occidentali. E hanno votato consapevoli di una loro (immotivata?) idiosincrasia per le coalizioni di governo. Questo è il primo punto da tenere presente: da un lato ci dice che in sostanza le elezioni turche sono democratiche (con delle problematiche ancora da risolvere, come dice la dichiarazione preliminare degli osservatori Osce); dall’altro ammolla un fragoroso schiaffo professionale a tutti quegli analisti, giornalisti, politici che dalla bambagia intellettuale dei loro scranni eurocentrici ci avevano fatto credere di aver capito tutto sulla Turchia.Invece non è stato così. A questo paese e alla meravigliosa e travolgente identità storico-culturale dei suoi popoli dovremmo riavvicinarci tutti con maggiore umiltà, silenzio e specialmente con il cuore aperto.

2) Il messaggio fuoriuscito dalle urne si sintetizza in una parola: stabilità. Verrebbe da chiedere quale e dove. Ma accettiamola come dichiarazione d’intenti di un elettorato spaventato e desolato. Le sfide del futuro sono ancora un’incognita. Sullo scacchiere mediorientale i problemi rimangono invariati rispetto al colore dei governi di Ankara. Ai confini della Turchia ormai l’ipotetico zero di problemi si è trasformato da tempo in una serie di situazioni estremamente preoccupanti per la sicurezza globale. Anche dopo la vittoria del partito AKP rimaniamo tutti con la paura che la situazione degeneri fino a compromettere la sicurezza del nostro cortile di casa. Può sembrare giustificata questa considerazione ansiogena, ma io non penso che la paura sia stata una risposta saggia politicamente. Avrei auspicato, invece, un po’ di coraggio, sia da parte dell’elettorato turco che di noi occidentali. Ma è una mia personalissima ponderazione. La paura più becera e insidiosa rimane per noi quella nei confronti dell’islam, che si dice “islamofobia”. Questo male dovremmo iniziare a curarcelo… anche se la terapia è lunga e impegnativa. Per questo, pur non amando Erdogan, apprezzo il suo gesto elegante e trasparente di celebrare la vittoria elettorale recandosi alla moschea di Eyüp Sultan, il bellissimo santuario situato alla fine del Corno d’Oro dove, durante l’assedio di Costantinopoli (1453) gli ulema e dignitari del Conquistatore Mehmet II rinvennero prodigiosamente la tomba di Ayyub al-Ansari, l’associato medinese del Profeta che cadde durante il primissimo assedio musulmano di Bisanzio. Nonostante questo gesto limpido e gentile, Erdogan non può più ignorare le istanze di democratizzazione di almeno il 50% dell’elettorato turco (che non lo ha votato), soprattutto per quanto concerne l’espressione del dissenso politico. Ma questa vexata quaestio non riguarda solo il governo giallo dell’AKP, essendo endemica all’antagonismo politico turco da lunghissimo tempo. Sugli orribili episodi di violenza ad Ankara e nell’est del Paese sarebbe opportuno istituire indagini parlamentari anche a livello internazionale. E noi italiani, che pure passammo una tristissima stagione stragista , sappiamo che se certe ferite non vengono “pulite” (ossia chiarite) come si deve non si rimargineranno mai.

3) Un’ultima riflessione si erge al margine di questi giorni turbinosi di eventi e discussioni: la grande incompetenza e inutilità dei giornalisti italiani (e occidentali più in generale). Ho letto firme esimie (e ben pagate) che sembrava non avessero più messo piede in Turchia da un decennio, eppure scrivevano articoli tracotanti e distanti, sfoderando, in mancanza di una approfondita conoscenza, il multifunzionale atout della paura. L’errore principale degli opinionisti occidentali rimane sempre lo stesso: quello di credere di avere ragione (e che una ragione vi sia), in quanto .. in fondo .. noi europei siamo culturalmente, democraticamente superiori. Che volete che vi dica? Ci vuole molto studio per vincere questo pregiudizio. Impegnatevi e ci riuscirete.. insciallà!

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