Rula Jebreal e la lezione della Turchia sui rifugiati

Vorrei segnalarvi un articolo pubblicato pochi giorni fa sul New York Times. Ne è autrice Rula Jebreal, la giornalista di origini palestinesi attiva per molti anni in Italia (ma forse adesso vive negli Usa, non so…); il titolo ne rispecchia fedelmente il contenuto: “How to Treat Refugees with Dignity. A Lesson From Turkey” (“Come trattare i rifugiati con dignità. Una lezione dalla Turchia”).

Perché, una lezione? La Jebreal, in sostanza, ha compiuto un viaggio in Libano, Giordania e Turchia: e ha poi classificato i 3 paesi in ordine crescente di capacità di accoglienza. La Turchia ha ovviamente vinto a mani basse: ne ho parlato anche io più volte, sia sul blog sia in alcuni miei articoli (sono stato personalmente nei campi per rifugiati nella zona di Gaziantep, ho visto come i rifugiati vivono in città).

LEGGI ANCHE: I rifugiati siriani di Gaziantep

C’è stato un grande sforzo collettivo, sia a livello ufficiale/istituzionale sia a livello della popolazione tutta (con un ruolo importante affidato alle Ong); la Turchia ha speso somme considerevoli, alcune decine di miliardi di euro: a fronte dei quali i 6 promessi dall’Unione europea sono ben poca cosa.

La collega definisce la politica di Ankara “umana”: nel senso che, come evidenzia il titolo dell’articolo, ai rifugiati siriani viene offerta dignità; dignità che si concretizza in permessi di lavoro, in gratuità del servizio sanitario e scolastico, in percorsi formali per ottenere la cittadinanza turca (“Refugees are allowed to work and have access to free health care and schools, and the government has repeatedly committed to creating a pathway to Turkish citizenship.“).

LEGGI ANCHE: Rifugiati siriani e turismo (a Gaziantep)

Chi si è detto sorpreso, o ha parlato di strumentalizzazioni politiche (per avere fondi europei, per ottenere vantaggi politici dell’Ue), è probabile che ignori vergognosamente la storia dell’impero ottomano e della Turchia moderna: con ondate successive di popoli diversi per lingua e religione – gli ebrei cacciati dalla Spagna nel 1492, le popolazioni caucasiche nel XIX secolo, i russi bianchi dopo la rivoluzione bolscevica, i musulmani balcanici dopo la pulizia etnica del primo novecento sono solo alcuni esempi – accolte a braccia aperte e nel corso del tempo integrate.

Certo, si sono registrati episodi anche gravi di intolleranza, di sfruttamento, di violenza: e i media italiani – ricordo un servizio ignobile di La 7 – li hanno accuratamente utilizzati per la loro campagna di disinformazione e demonizzazione. Ma per l’appunto, si tratta di episodi – pur gravi, sì – che non devono far dimenticare quanto la Turchia sta facendo per i rifugiati siriani (non per interesse, semplicemente rispettando i propri valori e la propria storia).

LEGGI ANCHE: I bambini siriani di Gaziantep

D’altra parte, neanche la Jebreal ha potuto resistere alla tentazione orientalista: menzionando il sogno da tempo accarezzato dal presidente Erdoğan di costruire un nuovo impero ottomano con Ankara come capitale!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.