La stagione della Turchia in Francia (Saison de la Turquie)

Riorganizzando libri e altro materiale, ho ritrovato il programma della Saison de la Turquie en France, che si è svolta a cavallo degli anni 2009-2010 (ero spesso a Parigi, in quel tempo).

Visto che ne parlai allora in un mio articolo – pubblicato sul quotidiano Il Secolo – ho pensato di recuperarlo, di ripubblicarlo qui sul blog; anzi, ho deciso di recuperarne anche altri, tutti di argomento culturale. Penso possa essere un arricchimento.

E la Francia riscopre il fascino di Istanbul “Capitale europea” – Il Secolo, Venerdì 8 gennaio 2010

Dal 1° gennaio Istanbul è la capitale europea della cultura, per tutto il 2010. Ma c’è un’altra manifestazione che, a partire dallo scorso luglio e fino ad aprile, sta presentando al grande pubblico europeo gli aspetti più visibili e noti – ma anche quelli più innovativi e controversi – della cultura e della società turca. È la Saison de la Turquie en France, una rassegna che ha per base la capitale transalpina – ma che poi coinvolge 70 grandi città o piccoli centri su tutto il territorio nazionale – e ha messo in programma oltre 400 eventi, mostre, spettacoli, festival, dibattiti, concerti, degustazioni: dalla danza alla pittura, dal teatro all’arte contemporanea, dalla storia alle arti decorative, dalla politica all’economia, dalla gastronomia alla moda, dalla calligrafia all’archeologia, dal cinema alla musica – sempre con la partecipazione dei più affermati studiosi e artisti turchi del momento.

Stanislas Pierret, commissario generale della Saison de la Turquie, nella sua sede operativa di Parigi – affollata di collaboratori, di materiale informativo e di idee – ci ha spiegato cosa lo ha spinto a presentare alle istituzioni francesi la sua proposta, quali sono stati gli ostacoli politici e organizzativi da superare, quali elementi ne stanno assicurando l’enorme successo mediatico e di partecipazione. L’illuminazione è venuta a Pierret e al suo collega e commissario aggiunto Arnaud Littardi nel 2006: quando si occupavano, per il ministero degli Esteri, dei centri culturali francesi di Ankara e Istanbul. I rapporti franco-turchi, a causa delle iniziative dell’Assemblée Nationale sul genocidio armeno, stavano vivendo una fase di profonda tensione: e per provare a disinnescare la crisi – hanno pensato Pierret e Littardi – un’azione culturale più che direttamente politica sarebbe stata più efficace. Per questa azione d’emergenza, inoltre, la formula e il meccanismo operativo esistevano già: da una parte, la ventennale tradizione francese degli “anni culturali” dedicati a un Paese straniero; dall’altra, la collaborazione franco-turca nell’appena conclusa – tra la soddisfazione generale – Primavera francese in Turchia, una rassegna culturale che aveva portato soprattutto a Istanbul le eccellenze francesi in tutti i campi della produzione artistica.

LEGGI ANCHE: Politiche culturali e fondazioni in Turchia (su Il Giornale delle Fondazioni)

La proposta è stata presentata di persona al presidente Chirac, che l’ha accettata con entusiasmo. La controparte turca c’ha messo un po’ a rispondere all’invito francese, anche a causa di fondate perplessità a livello governativo. Dal primo sondaggio nell’ottobre 2006, il via libera da Erdogan è infatti arrivato solo nell’aprile 2007: poco prima che l’Eliseo cambiasse inquilino e linea politica. Nicolas Sarkozy, irriducibile oppositore dell’ingresso della Turchia nell’Unione europea, ha però confermato la messa in cantiere del progetto, decidendo di comune accordo con le massime autorità di Ankara la scansione temporale luglio 2009-aprile 2010 per sventare probabili strumentalizzazioni in occasione della campagna elettorale di giugno 2009. A differenza di quello che si è letto sulla stampa francese – ha sottolineato Pierret – non c’è stato da parte francese nessun ripensamento, nessun ridimensionamento di un programma ancora tutto da costruire e concordare.

Una manifestazione di tale ampiezza, in ogni caso, ha richiesto uno sforzo organizzativo massiccio – non solo dal punto di vista finanziario – e la paziente creazione di delicati equilibri nei rapporti di collaborazione. I risultati secondo Pierret sono stati eccellenti: soprattutto perché a occuparsi della Saison sul campo sono state due agenzie private, CulturesFrance e Iksv (entrambe svolgono attività di promozione culturale all’estero), già orientate per forma mentale alle sperimentazioni talvolta irriverenti. Certo, le incomprensioni e i contrasti tra le due burocrazie ministeriali e le rispettive agenzie sono stati frequenti e a volte burrascosi: ma i due commissari – quello turco è Gorgun Taner, il direttore generale di Iksv (la Fondazione Istanbul per la cultura e le arti) – sono riusciti a creare un programma sorprendente, ben al di là delle attese e molto innovativo rispetto agli anni culturali organizzati in passato in Francia. Sin dalla spettacolare inaugurazione-lancio del 4 luglio, di fronte a quindicimila spettatori nei giardini del Trocadero affacciati verso la torre Eiffel, con l’esibizione di musica elettro-sufi del gruppo Mercan Dede guidato dal dj Arkin Allen e con le coreografie incalzanti degli oltre 100 danzatori del Fuoco d’Anatolia. La tradizione in versione hi-tech.

LEGGI ANCHE: Napoli’den İstanbul’a: il calendario Di Meo 2019

In effetti, la priorità dei ministeriali turchi è stata piuttosto la realizzazione di alcune grandi mostre, soprattutto a Parigi, tutte ancora in corso. Quella su Bisanzio/Istanbul al Grand Palais è un po’ l’evento clou, l’evento simbolo della Saison. È stata inaugurata a ottobre dai presidenti Gul e Sarkozy, raccoglie oggetti preziosi e testimonianze documentali su tutti le fasi di vita della città sul Bosforo, ha già totalizzato oltre centocinquantamila visitatori. Ma hanno riscosso l’apprezzamento della critica e l’adesione del pubblico anche le mostre del Louvre sulle sculture e le terracotte dell’antica Smirne (oggi Izmir) e sui caftani imperiali; la mostra che il Museo d’arte e di storia dell’ebraismo ha dedicato alla famiglia ebrea dei Camondo, banchieri prima ottomani e poi francesi a cavallo tra il XIX e XX secolo, filantropi e mecenati dal destino eccezionale e tragico (gli ultimi discendenti sono morti ad Auscwitz); oppure gli allestimenti al museo dell’esercito degli Invalides che presentano le collezioni di armi e di armature ottomane. Il patrimonio culturale nella sua versione più classica, manifestazione di ricchezza e di esemplarità.

A questa dimensione, tuttavia, se ne è aggiunta dal principio un’altra: l’immagine della Turchia come paese giovane e dinamico, immerso nella creatività contemporanea e pronto per l’Europa. Il lavoro di Pierret e Taner è stato tutto orientato a legare queste due dimensioni, quella tradizional-patrimoniale e quella giovanil-creativa. Come per l’appunto negli eventi inaugurali, ma anche nei festival di jazz o di cinema, negli incontri con gli scrittori più conosciuti in Occidente (Elif Shafak e Orhan Pamuk), negli appuntamenti teatrali o nelle mostre di arte contemporanea. In più, hanno voluto smentire l’apparente incompatibilità attuale tra Francia e Turchia, dando invece risalto ai loro legami plurisecolari: ad esempio, attraverso la mostra al castello di Ecouen sui rapporti diplomatici avviati – al di là delle diversità religiose – già al tempo di Francesco I e Solimano il Magnifico (la Turchia, allora Impero ottomano, è in effetti l’alleato di più lunga data della Francia). In più, hanno deciso di mostrare la diversità etnica e culturale della Turchia – argomento politicamente scomodo – grazie a una mostra fotografica itinerante (ad Arles, Bordeaux, Lione) – Ebru, di Attila Durak – fatta di 300 scatti (il suo viaggio-ricerca durato sette anni ne ha prodotti oltre 15000) sulla vita quotidiana anche dei meno conosciuti e meno numerosi gruppi etnici dell’Anatolia.

Henri de Castries, a capo del gruppo Axa che ha sostanziosamente finanziato la Saison e presidente per la Francia del comitato organizzatore, ha poi proposto di estendere il programma culturale con una serie di iniziative e dibattiti sul mondo politico, economico, universitario. I turchi sono stati favorevolissimi, gli incontri già realizzati hanno prodotto legami più solidi tra gli operatori economici e tra gli intellettuali coinvolti e hanno avuto un’enorme risonanza. Sia in Turchia, sia in tutta la Francia. Se nel 2012 verrà organizzato in Italia un analogo “Anno della Turchia”, come annunciato dai ministri degli Esteri Frattini e Davutoglu a ottobre, il modello da studiare e da seguire già c’è. Quello della Saison de la Turquie en France, portato al successo da un gruppo affiatato e agguerrito guidato dal mecenate Henri de Castries, da Stanislas Pierret e Arnaud Littardi – insieme ai loro colleghi turchi – che sta facendo conoscere la Turchia ai francesi al di là dei pregiudizi e degli stereotipi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.