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La sedia di Ankara e le proteste in Italia

Non ho molto da aggiungere a quanto già scritto sull’incidente della sedia apparentemente negata a Ursula von der Leyen in occasione dell’incontro, al palazzo presidenziale di Ankara, tra Erdoğan e i rappresentanti dell’Unione europea: trovate tutto nel pezzo che ho scritto per La Luce, “Il sofà della von der Leyen: dietro lo scandalo inesistente c’è solo il protocollo“.

Rispetto a quell’articolo – le informazioni emerse successivamente confermano quanto scritto – ci sono da aggiungere solamente due elementi. Sono stati infatti pubblicati dei documenti interni, che mettono nero su bianco che lo staff di Michel: ritiene che il protocollo sia stato rispettato (il presidente del Consiglio ha precedenza protocollare nei confronti di quello della Commissione, secondo la loro interpretazione); non era a conoscenza della presenza di 2 sedie e 2 divanetti, se lo fosse stato avrebbe chiesto NON una terza sedia ma 2 poltroncine al posto del divanetto dove si è seduta la von der Leyen.

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Ripeto: lo staff del presidente del Consiglio europeo non riteneva che chi rappresentava la Commissione europea avesse diritto a una sedia, avesse diritto di sedersi al fianco di Erdoğan e di Michel: un’ulteriore conferma di come la sedia negata alla von der Leyen perché è “una donna” sia una solenne e vergognosa bufala.

Eppure, neanche smentite di tutti i tipi e di tutte le parti sono state sufficienti a fermare delle teatrali forme di protesta in Italia: proteste per l’appunto contro la sedia apparentemente negata, contro la violazione di non si capisce bene quali “diritti delle donne”.

Nelle immagini alcuni esempi: due consiglieri circoscrizionali di Milano, del PD, seduti di fronte al consolato turco; 5 assessori comunali di Firenze – tutti donne – sedute in piazza della Signoria, insieme al sindaco Nardella rimasto in piedi; la sedia lasciata vuota da Beatrice Lorenzin, deputato del PD, alla Camera. Proteste del genere, in realtà, andrebbero fatte contro chi ha confezionato e diffuso delle fake news indegne di paese avanzato.

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