La strage del PKK a Dürümlü

PkkDurumlu

(già pubblicato sul mio blog “Cose turche” di Look Out news)

Il 12 maggio, un camion che trasportava almeno 10 tonnellate di esplosivo è saltato in aria a Dürümlü, un villaggio nella Turchia sud-orientale a maggioranza curda nei pressi di Diyarbakır. Il bilancio: un cratere profondo 5 metri, 4 cadaveri e altri 13 morti identificati attraverso resti umani sparpagliati in un raggio di mezzo chilometro.

Il mezzo apparteneva all’organizzazione terroristica Pkk, che lo scorso luglio ha scatenato una “guerra rivoluzionaria di popolo”: un mix tra guerriglia urbana, attentati contro sedi militari, attacchi suicidi in grandi città come Ankara. L’esplosione del 12 maggio è stata però accidentale: ed è avvenuta dopo un conflitto armato con gli abitanti del villaggio – curdi anch’essi, la quasi totalità delle vittime oltre ai terroristi – insospettiti da quella presenza ingombrante e assolutamente contrari alla campagna di morte del Pkk.

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La strage di Dürümlü è l’evento tragicamente più rappresentativo di quanto sta accadendo in Turchia: il Pkk non ha il sostegno della maggioranza dei cittadini turchi di etnia curda, è ormai percepito come un problema. A differenza di quanto erroneamente sostenuto da molti media europei, non esistono romantiche “resistenze” o “guerre di liberazione” contro l’oppressore; si scontrano invece due diverse visioni del mondo: la pace e la prosperità che i negoziati col Pkk voluti da Erdoğan hanno assicurato dal 2013 al 2015, la rivoluzione violenta contro lo Stato voluta dal Pkk (che ha approfittato dei negoziati di pace per riarmarsi e fortificare le proprie posizioni).

I curdi di Turchia – mentre in Europa c’è chi parla a sproposito di stragi deliberate di civili da parte dell’esercito turco, o addirittura di “genocidio” – scelgono in massa la prima opzione: ed è a loro e allo Stato turco che andrebbero offerti visibilità mediatica e aiuti concreti, contro l’organizzazione terroristica Pkk che invece continua a ricevere legittimità anche politica (soprattutto dalla sinistra radicale).

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