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Moschea a Taksim, polemiche in Italia

Taksim

Venerdì 28 maggio, il presidente Erdoğan ha inaugurato la nuova moschea di piazza Taksim: ci sono voluti 3 anni di lavoro, ma vari decenni per vincere le resistenze di chi – i cosiddetti “laici” – un luogo di culto islamico in quella piazza proprio non ce lo voleva.

Poi scriverò qualcosa per raccontare questa storia e descrivere la moschea da un punto di vista architettonico e artistico. In questo post, invece, voglio commentare un articolo apparso sulla stampa italiana: uno dei tanti, che nella moschea di piazza Taksim vedono una prova inconfutabile della cosiddetta “islamizzazione” della Turchia.

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Fedele al codice di comportamento che da qualche mese mi sono autoimposto, non citerò né l’autore del pezzo né dove è stato pubblicato (si tratta di un grande quotidiano, comunque): c’è chi ha scambiato delle semplici critiche per “minacce”, quindi preferisco evitare nuove situazioni spiacevoli. Insomma, pare che la famosa “libertà di stampa” valga solo per alcuni e non per altri: o ci si allinea su certe posizioni anti-turche e/o islamofobe, oppure non si ha diritto di parola.

La moschea, dicevamo. In buona sostanza, la tesi è che questa moschea è uno schiaffo – persino un oltraggio – contro Atatürk e la Turchia cosiddetta “laica” da una parte, un simbolo di conquista e di dominio dell’islam politico dall’altra. Perché Beh, perché piazza Taksim – con la conformazione datale negli anni ’30–40, provvista di un monumento alla Guerra d’indipendenza e poi di un centro culturale dedicato per l’appunto ad Atatürk – è considerata il centro simbolico della Turchia repubblicana, antitetica all’Impero ottomano dei sultani-califfi.

Il giornalista autore dell’articolo, infatti, mette a confronto la moschea di grandi dimensioni e il gruppo scultoreo della piazza – con Atatürk – invece piccolo, che in confronto quasi scompare. Dico: ma che razza di confronto è mai questo? Un edificio pubblico è per forza di cose molto più grande di una statua: e mica ci potevano mettere il Colosso di Rodi, a piazza Taksim!

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La moschea, a differenza di quanto asserito, non è per niente “colossale”: ed è invece di dimensioni proporzionate alla piazza e agli edifici che vi insistono, come la chiesa greco-ortodossa di Hagia Triada e proprio il nuovo centro culturale Atatürk (AKM) in via di ultimazione e più bello e più grande di prima; appena dietro, una chiesa armena.

Quindi, la nuova moschea di Taksim NON simboleggia una supremazia: dopotutto è stata costruita su un piccolo spazio in precedenza occupato da un parcheggio, non al posto di un edificio – una chiesa, un monumento – pre-esistente e distrutto. Un simbolo effettivamente lo è, ma di altro: della piena dignità dell’islam, al pari di chiese e di monumenti della Turchia repubblicana.

Ma non è proprio questa pluralità che andrebbe messa in evidenzia? Chiese, moschea, monumento ad Atatürk, teatro d’opera: a simboleggiare – tutti insieme – una storia complessa e stratificata, sensibilità culturali e religiose differenti che devono saper convivere in armonia.

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Evito poi di occuparmi degli errori madornali contenuti nell’articolo – il tram su Istiklal caddesi esiste ancora ma di certo non arriva fino alla torre di Galata, Galata e Pera erano e sono due cose diverse, il quartiere di Beşiktaş e il distretto amministrativo di Beşiktaş sono due cose diverse – che fanno sorgere il dubbio che chi l’ha scritto c’abbia mai messo piede, in questa zona di Istanbul.

Mi limito a osservare: il parco Gezi, nel 2013, spianato coi CARRI ARMATI? No, dico: i CARRI ARMATI? Capisco che ormai persino i grandi quotidiani non abbiano più le risorse per controllare la rispondenza ai fatti di quanto contenuto negli articoli pubblicati: un’enormità simile però fa cadere le braccia.

Infine: ma cosa c’è di tanto strano – o addirittura minaccioso – se un’altra nuova moschea a Levent (distretto di Beşiktaş, ma quartiere di Levent) in costruzione sul viale Barbarossa prenda il nome del corsaro e ammiraglio ottomano Barbarossa? E come dovevano chiamarla, Barbablù?

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