Tatavla Baklahorani, il Carnevale di Istanbul

AVVISO: questo post è ormai datato, è stato scritto da una persona che si occupava del blog in precedenza; chi lo gestisce oggi non ne condivide l’impostazione. Per contattarmi: giuse.mancini@gmail.com

Il Carnevale è una festa con origini antichissime, se ne trova traccia nelle Dionisiache greche, con il travestimento, l’uso delle maschere apotropaiche e l’estasi derivante dai piaceri orgiastici e dal vino. O ancora, nei Saturnali romani, un rovesciamento della società, con i suoi modi e le sue regole, sulla scia del famoso detto Semel in anno licet insanire, una volta all’anno si può perdere la testa.

Lo scopo del Carnevale, presente in tutti i paesi di tradizione cristiana e cattolica, è rovesciare i ruoli, scompaginare l’ordine costituito: il servo, per un giorno, diventa il padrone; il re, un pezzente; lo stupido, un saggio; il pazzo, un savio. Questo cambiamento favorisce una simbolica rinascita, che coincide con l’arrivo della primavera e precede, nel mondo cattolico, la Pasqua. Non per nulla il termine “Carnevale” deriva dal latino carnem levare, cioè far fuori tutta la carne – nel martedì grasso – prima del periodo di Quaresima. Anche se, a dirla tutta, l’altra pista etimologica lo farebbe derivare da carrus navalis, ovvero, le barche con cui il Dioniso raggiungeva le isolette greche.

Ci sarà un po’ di Carnevale, qui a Istanbul? Cerca cerca, lo abbiamo trovato! I giorni antecedenti il Mercoledì delle Ceneri erano ampiamente celebrati dalla comunità greco-ortodossa residente qui a Istanbul da secoli. Tre giorni di carnevale che venivano tradizionalmente chiamati chiamati Apokries – “prima del digiuno dei 40 giorni”, ovvero la quaresima.

Il Carnevale si teneva per le strade di Galata e Pera, quartieri che anticamente ospitavano gli italiani e i francesi di stanza a Costantinopoli, che con i loro costumi colorati e le maschere sfilavano accompagnati da musica e canti. Il corteo si chiudeva tradizionalmente nel quartiere di Tatavla – oggi distretto di Kurtulus: il giorno era comunemente chiamato dagli Istanbuliani “Bakla Horani“, ovvero, il giorno in cui si mangiano i fagioli, alludendo a uno dei rituali scaramantici carnevaleschi, che consisteva, appunto, nel mangiare un piatto di fagioli. Dopo il carnevale la comunità greco-ortodossa osservava il culto con il digiuno, fino alla santa Pasqua, la festività più importante nella chiesa ortodossa. L’ultima celebrazione pubblica del Carnevale di Istanbul si è tenne nel 1941.

Ogni anno, però, sopravvivono alcune celebrazioni ritenute importanti eredità storico-culturali di questa città, per sua stessa natura cosmopolita.

Quest’anno si terrà la sfilata di Carnevale in onore dei 500 anni del Tatavla Baklahorani, celebrata domenica 26 febbraio 2012: per l’occasione una folla vestita di costumi tradizionali sfilerà dal Galatasaray Highschool lungo Istiklal Caddesi fino al Romeo & Juliet music hall. Le maschere saranno l’elemento principale del Baklahorani (proprio come per il carnevale di Rio e Venezia): niente “carri” e molta musica. La festa è aperta a tutti!

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