Troia. Al British Museum, la realtà e il mito

Troia

Si apre il 21 novembre al British Museum di Londra una nuova e interessantissima mostra su Troia, dopo quella al Louvre di Lens su Omero. L’impostazione delle due mostre è per certi aspetti simile: nel senso entrambe danno grande spazio, al di là della realtà storica e archeologica, al modo in cui i poemi omerici e il ciclo troiano (molte altre opere sono andate perdute) hanno influenzato le arti e la cultura.

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Ho già parlato della mostra londinese per il Giornale dell’Arte in assoluta anteprima, in un articolo di imminente pubblicazione (nel numero di novembre, per l’appunto). Tra gli eventi di approfondimento in programma c’è anche una conferenza del professor Arslan, il direttore degli scavi archeologici a Troia, che immagino parlerà sia delle nuove scoperte – a partire da “Troia 0” – sia del museo inaugurato lo scorso anno (di cui vorrei tornare a occuparmi presto, per un primo bilancio).

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Questi son alcuni passaggi del mio articolo:

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La mostra è divisa in tre grandi sezioni. La prima è dedicata alla storia della guerra di Troia come raccontata da fonti greche, romane ed etrusche: a partire dal bardo che nell’Odissea di Omero canta la caduta della città. La seconda ricostruisce le vicende della sua riscoperta archeologica da parte di Heinrich Schliemann nel 1871-1873 e le successive fasi di scavo, fino ai giorni nostri.

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La terza raccoglie esempi di rivisitazione e reinterpretazione della materia troiana a partire dal medioevo, sia in letteratura sia in molteplici forme di rappresentazione artistica dalla pittura alla musica: da Troilo e Cressida di Shakespeare fino ai film di Hollywood e all’arte contemporanea. Una storia raccontata innumerevoli volte e in molteplici linguaggi, nel corso dei millenni.

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Al centro della mostra, suo inevitabile punto di partenza, sono la sezione archeologica e il dibattito sulla realtà storica riguardo Troia: questa storia “è però parte di una storia più ampia, quella della della fascinazione senza tempo di Troia per l’umanità che dura ininterrottamente da 3000 anni”.

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Le possibili combinazioni sono esemplificate dalla litografia dell’artista scozzese Eduardo Paolozzi intitolata “Da Biagio di Antonio” (1980), in cui dai vetri di un’automobile si scorge una rappresentazione quattrocentesca dell’assedio di Troia e del cavallo del tradimento. Strati archeologici, storie e miti sovrapposti.

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