Turchi, curdi e il ministro Şimşek

simsek

Stamattina ero a una conferenza economica: ma non voglio parlarvi di economia. Voglio parlarvi invece di uno dei partecipanti, del ministro turco delle finanze Mehmet Şimşek e della sua storia molto particolare. In questi giorni in effetti sono tornate alla ribalda le vicende che coinvolgono i curdi di Turchia: e molti organi di stampa, purtroppo, inducono i loro lettori a pensare che le azioni anti-terrorismo contro il Pkk – per l’appunto un’organizzazione terroristica, riconosciuta come tale da Usa e Ue – siano invece rivolte contro “i curdi”, indiscriminatamente contro la popolazione civile. Niente di più falso, ovviamente.

D’altra parte è pur vero che in passato sono state applicate verso di loro politiche discriminatorie e vessatorie, in larga parte però revocate nell’ultimo decennio: ne ho parlato nei miei articoli. Proporre poi un parallelo tra palestinesi e curdi, in quanto “popoli che soffrono”, non ha assolutamente senso: e proprio la storia di Şimşek lo dimostra. Come ha raccontato stamattina, è “un cittadino turco di origini etniche curde”, con parenti analfabeti che parlavano solo il curdo e assolutamente non il turco; eppure, ha detto, “oggi sono ministro”. E allora, come la mettiamo? Chi lo ha stabilito che i curdi devono per forza trasformare le proprie origini etniche in identità e rivendicazione politiche, magari sostenere il Pkk, non sentirsi turchi come tutti gli altri?

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