Il grande progetto di modernizzazione della Turchia (su Aspenia)

Qualche mia riflessione sul modo in cui Erdoğan ha trasformato la Turchia attraverso lo sviluppo economico, su come ha utilizzato i successi in campo economico per consolidare il suo potere.

L’Articolo completo potete leggerlo su Aspenia: Il grande progetto di modernizzazione della Turchia, in stile Erdoğan.

Erdoğan ha vinto di nuovo in virtù dei successi consolidati in campo economico e di tassi di crescita invidiabili (il Pil è aumentato del 7,4% sia nel 2017, sia nel primo trimestre del 2018)? Oppure ha vinto nonostante gli squilibri sempre più marcati del quadro macroeconomico – lira turca in inarrestabile svalutazione, inflazione stabilmente in doppia cifra, deficit delle partite correnti in aumento, tassi d’interesse ormai al 17,75% – che fanno temere un imminente hard landing?

Del resto, molti analisti hanno interpretato la decisione del presidente di anticipare le doppie elezioni, inizialmente previste per il 3 novembre del 2019, proprio come una contromisura preventiva: scegliere di votare subito ha evitato che, in caso di peggioramento della situazione economica, gli elettori se la prendessero col presidente.

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La chiave di volta di questo progetto insieme economico e politico – dopo aver messo sotto controllo deficit, debito e inflazione – è stata la trasformazione del tessuto produttivo, sempre più imperniato non sui grandi gruppi industriali sostenuti dall’espansione del mercato interno ma sulle piccole e medie imprese dell’Anatolia orientate all’esportazione. Per renderle sufficientemente competitive, è stato necessario un grandioso piano infrastrutturale – il modello di finanziamento prevalente, la partnership pubblico-privato – per innervare tutta la penisola Anatolica di autostrade, linee ferroviarie ad alta velocità sui corridoi eurasiatici (parte del progetto della Nuova via della Seta), ponti e tunnel per ridurre i tempi di percorrenza, porti commerciali, aeroporti.

L’applicazione di questo modello di sviluppo ha avuto come conseguenza diretta la creazione di una nuova classe media, conservatrice, elettoralmente fedele all’AKP e al contempo proiettata verso la modernità (sono state aperte università un po’ dappertutto), che ha favorito la crescita economica alimentando i consumi interni. Agli estremi opposti del sistema socio-economico hanno tratto poi benefici sia nuovi gruppi industriali legati al governo e alle sue commesse (difesa, costruzioni), sia le classi più modeste che continuano ad apprezzare le iniziative di welfare soprattutto in ambito sanitario e di edilizia pubblica.

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