Crea sito

Niente coalizione, si rivota

yemek-koalisyon-10-08-2015,NYkt3Qgp4Eq66fNPPbJyyA

(già pubblicato sul mio blog “Cose turche” di Look Out news)

Come ampiamente previsto, i negoziati tra Akp e Chp con l’obiettivo di formare un nuovo governo di coalizione sono falliti: lo hanno certificato ieri, dopo un ultimo incontro, i due leader Davutoğlu e Kılıçdaroğlu. Non c’è da stupirsene, né ha molto senso individuare un colpevole a tutti i costi (che per la stampa italiana è sempre e comunque il presidente Erdoğan).

Lo avevo scritto in questo blog subito dopo le elezioni del 7 giugno: “rimane difficile pensare a una “grande coalizione” con il Chp, dopo che per 13 anni i kemalisti non hanno perso occasione per demonizzare Erdoğan, per contrastare con ogni mezzo – dalla Corte costituzionale alla piazza – praticamente ogni singola riforma voluta dal governo, perfino i grandi progetti infrastrutturali per la modernizzazione del paese.

Le ragioni della mancanza di un’intesa sono state esplicitate dal premier Davutoğlu in una conferenza stampa: l’Akp ha proposto la formazione di un governo a termine e di corta durata per realizzare riforme nelle materie – economia, diritti e libertà fondamentali, giustizia – su cui i partiti avevano mostrato posizioni comuni durante i negoziati; il Chp ha invece insistito su di un governo di legislatura e “restauratore”, con l’obiettivo cioè di ribaltare alcune delle riforme anche di importanza determinante – scuola, soprattutto politica estera – del decennio a guida Akp. Viene da chiedersi: perché il partito di maggioranza relativa (col 41% alle ultime elezioni) avrebbe dovuto cambiare in modo radicale la propria impostazione che è stata premiata per oltre un decennio dall’elettorato, subendo acriticamente le richieste di chi alle elezioni ha ottenuto solo il 25% e andando inoltre frontalmente contro la propria base? Sarebbe stato un “suicidio politico”, come ha sottolineato Erdoğan proprio alla vigilia dell’incontro decisivo.

Cos accadrà adesso? Le ipotesi sono due: un monocolore di minoranza dell’Akp in vista di elezioni anticipate (probabilmente già a novembre), con l’appoggio esterno del Mhp nazionalista; sempre elezioni anticipate entro 90 giorni nel caso in cui Davutoğlu non ottenesse un voto di fiducia, come previsto dalla legge con un governo – a gestire il periodo elettorale, in un contesto però particolarmente turbolento – in cui sarebbero rappresentati tutti i partiti, compreso il partito filo-curdo Hdp: un’eventualità che al Mhp proprio non va giù.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.