La Turchia, l’Unione europea, l’Ansa

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Riproduco anche qui il mio nuovo post del blog di “cose turche” che tengo per LookOut News

Ieri la Commissione europea ha pubblicato il suo rapporto per il 2015 sui negoziati di adesione con la Turchia: una pagella che è sempre molto attesa e che genera immancabilmente infinite polemiche. Quest’anno è arrivata con qualche settimana di ritardo, così da non prestare il fianco a facili strumentalizzazioni – attraverso letture di parte – durante la campagna elettorale per le politiche del 1° novembre.

Chi si aspettava un intervento feroce da Bruxelles – parlo di opposizioni interne e di osservatori internazionali anti-governativi – in ogni caso è rimasto sostanzialmente deluso: il rapporto è molto equilibrato, i toni accorti e costruttivi. Sì, ci sono anche critiche severe (libertà di stampa, diritti umani, indipendenza della magistratura, ruolo non imparziale del presidente Erdoğan), ma vengono opportunamente contestualizzate; niente accuse gratuite, insomma.

La replica delle istituzioni turche, attraverso un comunicato stampa del ministero per gli affari europei inviato tempestivamente a noi giornalisti, si è rivelata anch’essa molto costruttiva: parte dalla constatazione che le critiche vanno utilizzate per migliorarsi, utilizza toni garbati per ribattere ad alcune delle osservazioni poco gradite. Insomma, tutt’altro registro – ma il ministro attuale, Beril Dedeoğlu, è un tecnico e verrà con ogni probabilità sostituita – rispetto a 3 anni fa: quando un membro dell’Akp, presidente della commissione parlamentare per la riforma della costituzione, scaraventò il rapporto 2012 – a favore di telecamere – nel cestino della spazzatura.

Non si capisce bene perché l’Ansa, allora, abbia fatto un lancio dalla Turchia in cui di questo approccio costruttivo di Ankara non v’è traccia: e in cui viene invece data notizia esclusivamente delle repliche, così da dare l’impressione di una risposta seccata e piccata. Per fortuna la redazione di Bruxelles, molto meglio preparata sulle dinamiche europee, è corsa ai ripari in serata: con un riepilogo aderente alla realtà e non alle preferenze politico/ideologiche – anti-governative, cioè – del proprio collaboratore da Istanbul. Dico: ma da quand’è che l’obiettività non è più una dote apprezzata, nel mondo del giornalismo?

Resta il fatto che il nuovo governo turco dovrà darsi parecchio da fare, riprendendo il percorso riformista – istituzionale ed economico – in fase di stallo negli ultimi due anni, per rilanciare i negoziati di adesione: percorso riformista che, in ogni caso, il premier Davutoğlu ha già indicato come priorità strategica ed essenziale. Un nuovo inizio tra Turchia e Ue e nell’interesse di tutti.

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