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Il turismo in Turchia e l’islamizzazione di Repubblica

Turismo

Gli ultimi dati sull’andamento dei flussi turistici in Turchia sono disastrosi: a giugno il totale è stato di circa due milioni e mezzo di persone, – 40% rispetto a giugno 2015 (e – 27% rispetto ai primi sei mesi). Tra l’altro, dopo il golpe del 15 luglio – e nonostante il ritorno dei turisti russi, prima frenati dalla crisi politica tra i due paesi – immagino che potranno solo peggiorare.

Questi dati sono il pretesto per un articolo di Repubblica, che in modo gratuito e aberrante aggiunge catastrofismo e islamofobia. Bastano il titolo e la foto a corredo, per inquadrarlo: “Turchia, addio ai turisti ma fa il record di viaggiatori islamici“, con immagine di turista con niqab (“velo” integrale nero).

Qualche citazione: “Davanti ai ristoranti vuoti, buttadentro sull’orlo della disperazione celebrano i kebab locali“, “Le agenzie turistiche sono preda della rassegnazione“, “le immagini spettacolari delle cascate termali di Pamukkale sbiadiscono al sole“. Ehi, ma non ti sembra di esagerare? Buttadentro sull’orlo della disperazione, agenzie turistiche preda della ressegnazione: a quando il primo suicidio di operatori turistici direttamente dalla torre di Galata? Che poi, i poster al sole sbiadiscono anche con orde di turisti: ma tutto fa colore 😉

Parlando di Sultanahmet – il cuore turistico di Istanbul – e della basilica di Ayasofya, il collega aggiunge: “le interminabili file alla biglietteria sono sparite, e si può visitare persino la vicina cisterna del VI secolo senza aspettare. Ma a parte qualche azero e le immancabili donne saudite coperte di nero da capo a piedi, gli unici visitatori sono turchi.“. Sì, a Istanbul ci sono turisti che vengono dai paesi del golfo Persico – con tanto di niqab – e tra l’altro hanno una capapacità e una propensione alla spesa molto superiore a quella dei turisti europei, molti legati a logiche low cost: per l’economia turca sono di gran lunga preferibili (il collega, sul finire, spiega in modo preciso e onesto che l’incidenza di questi numeri sul Pil sarà comunque limitato, di circa lo 0,5% del Pil).

Il punto è: ma perché la redazione di Repubblica ha pensato di dare così tanta enfasi – titolo e foto – a un passaggio tutto sommato non così cruciale dell’articolo? Da dove nasce questa ossessione per l’islam?

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