In vacanza in Turchia, Knidos (e Afrodite)

Con Ayşegül, era un posto che progettavamo di vedere da tempo: la penisola di Datça, il sito archeologico di Knidos. Ci siamo finalmente riusciti lo scorso giugno: un periodo propizio perché senza eccessivo affollamento (eravamo anche in pieno Ramadan), anche se con l’inconveniente dell’acqua non troppo adatta per nuotare.

Datça è una penisola – una stretta lingua di terra – che con quella di Bodrum/Alicarnasso forma una sorta di insenatura a triangolo: il lato corto è chiuso dall’isola di Kos, il cui vertice è Marmaris. Bodrum è Marmaris sono due luoghi ad altissima densità turistica, fin troppo per i miei gusti; anzi, alberghi di lusso e case vacanza di ogni tipo ne hanno in molte occasioni deturpato i connotati paesaggistici. Datça è tutt’altra cosa, però: verde, paesaggisticamente quasi intatta, più tranquilla e senza le mandrie di turisti inglese ubriaconi.

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Le rovine di Knidos si trovano sulla punta estrema della penisola; si raggiungono sia via terra (con una strada impervia), sia via mare con escursioni organizzate. Era una città ricchissima, dotata da ben due porti gemelli naturali; si visita essenzialmente l’area pubblica con teatro, agorà e templi.

Anzi, Knidos è famosa da un paio di millenni – una colonia greca – proprio per il suo tempio rotondo di Venere sull’acropoli: ospitava la celebre statua di Prassitele, il primo nudo a grandezza naturale della storia che meritò un buon numero di copie (l’originale è andato distrutto, in compenso a Knidos venne rinvenuto un gigantesco leone in marmo che fa bella mostra di sé al British Museum).

Noi abbiamo esplorato tutta la città, io mi sono persino concesso una bella nuotata in uno dei due porti. Però, a causa di lavori nel teatro abbiamo trovato inaccessibile il sentiero per il tempio e – dato il dislivello – abbiamo evitato di avventurarci su un possibile percorso alternativo: una buona scusa per tornarci!

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