In vacanza in Turchia, Pamukkale e Hierapolis

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(post originariamente scritto nell’aprile 2013)

Mi scuso per qualche giorno di assenza dal blog, ma mi sono concesso una breve vacanza; in compenso, ho acquisito materiale – anche fotografico – per un buon numero di post. Comincio da Pamukkale e Hierapolis, il sito naturalistico e archeologico che fa parte – con pieno merito – della Lista del patrimonio dell’Unesco: assolutamente originale e fuori del comune. Due siti l’uno sovrapposto all’altro (unico è anche il biglietto d’ingresso dal costo di 20 lire, circa 8 euro): le celebri cascate di travertino – o “castello di cotone”, questa la traduzione di Pamuk-kale” – e la città ellenistica e romana, cristiana e sulgiuchide. A tenerle insieme, le sorgenti termali e i fenomeni vulcanici: che hanno prodotto – e continuano a  produrre – travertino e marmi di cui abbonda tutta la zona, che hanno spinto i primi gruppi umani a insediarsi nel pianoro di Hierapolis già in età neolitica, che hanno portato morte e distruzione con terremoti frequentissimi.

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Noi siamo andati in bus: da Istanbul, una decina di ore (si arriva a Denizli, si prosegue con un mini-bus); ma ci si può andare anche in aereo, si atterra abbastanza vicino al villaggio di Pamukkale: proprio di fronte a uno dei tre ingressi al sito (si deve poi camminare in salita, attraverso il travertino e le piscine di acqua calda). Vi troverete però nel regno del turismo selvaggio: case private che diventano per magia pensioni, punti ristoro assolutamente improvvisati, servizi al turista di infima qualità. Fortunatamente, abbiamo scelto un albergo – a Karahayıt – che dista un paio di chilometri e ha il vantaggio di essere marginalmente più curata e soprattutto di disporre di sorgenti termali; vantaggio enorme, accesso alla piscina di acqua a 40° e all’hamam compreso nel prezzo ragionevole dell’hotel, trattamenti benessere per tutti i gusti.

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Nel sito archeo-naturalistico di Pamukkale, invece, i servizi sono decisamente migliori: bagni pubblici, caffé e punti ristoro, bookshop con souvenir; è stata creata persino una piscina termale en plein air, con tutti i confort, proprio nelle rovine (l’ingresso costa 32 lire turche, poco meno di 15 euro). Il dramma è che i gruppi – spesso con poco tempo a disposizione, perché impegnati nel giro della Turchia in quattro giorni – vengono convogliati dalle guide nel travertino con relative piscine, per poi fare un rapido giro nelle rovine: che invece sono di estremo interesse e meriterebbero una visita approfondita. Tra l’altro, gli scavi e i restauri sono condotti da una missione italiana, quella dell’università di Lecce e del professor D’Andria: a cui si devono l’intervento sul teatro (con la ricostruzione del primo ordine della scena), la scoperta della prima tomba dell’apostolo Filippo che a Hierapolis trovò la morte, l’esatta localizzazione del Plutonium da cui si entrava agli Inferi. Molto belle l’area pubblica della porta di Frontino e quella del martyrion di San Filippo sulla collina (con una vista splendida): la tomba – che vedete nella foto – è quasi in cima e praticamente inglobata in una chiesa; nella cattedrale, invece, c’è un piccolo museo. Consiglio: andateci per tre giorni, fate poi tappa a Laodicea (a pochi minuti da Pamukkale) e ad Aphrodisias (a un’ora e mezza); sono luoghi magici, ve ne parlerò per bene nei prossimi post.

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