Venezia e i suoi miti di fondazione

(mia recensione di “Venezia prima di Venezia. Mito e fondazione della città lagunare” per Il Giornale dell’Arte)

Attila, San Marco, Rialto. Giorgio Ravegnani, docente di Storia dell’Italia bizantina all’Università Ca’ Foscari di Venezia, si è cimentato in un’operazione dissacrante: smontare una ad una alcune false idee sulla nascita della Serenissima. Miti di fondazione, miti di presunta nobiltà: nati più in là nel percorso di sviluppo della città, con l’intenzione di rintracciare sin nelle origini un destino di grandezza. Un’operazione non facile: per carenza di fonti storiche (soprattutto attendibili), come di resti archeologici o comunque di manufatti dell’epoca.

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In ogni caso, no: Venezia non è nata dalla fuga degli abitanti della terraferma delle incursioni degli Unni, ma il processo è stato più graduale a seguito soprattutto di quelle dei Longobardi nel secolo successivo. E no: l’area della laguna non era deserta, ma era già stata abitata in età protostorica e soprattutto romana, come testimoniano strade e canalizzazioni, oltre a sparse evidenze archeologiche. San Marco, poi, non ha mai predicato nella regione: ma è arrivato a Venezia – a Rialto, con precisione – solo nell’828 in forma di reliquie, legittimando in questo modo la nuova capitale del ducato istituito nel 697 come parte dell’esarcato bizantino di Ravenna. Una nascita in stato di subordinazione, quindi: perché l’indipendenza dall’Impero è stata ottenuta solo successivamente, dopo secoli di sudditanza militare, politica e culturale, e sancita definitivamente e traumaticamente con il sacco di Costantinopoli del 1204 per mano del doge Enrico Dandolo.

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