Cihat Yaycı e il Mediterraneo turco-israeliano

(già pubblicato su Policy Maker Magazine, col titolo “Zee e pipeline, cosa prevede l’accordo fra Turchia e Israele“; con intervista al contrammiraglio Cihat Yaycı, l’ideologo della “Patria azzurra” o “Mavi Vatan”)

Yaycı

Un accordo tra Turchia e Israele per delimitare le rispettive aree di sovranità marittima nel Mediterraneo orientale. Lo ha proposto Cihat Yaycı: oggi direttore del Centro per le strategie marittime e globali dell’università Bahçesehir a Istanbul, ma fino a pochi mesi fa Capo di stato maggiore della Marina militare turca. Il contrammiraglio Yaycı è noto per aver elaborato la dottrina della “Patria azzurra” (Mavi Vatan), che promuove un ruolo da protagonista della Turchia sui mari che la circondano, e per aver curato il trattato turco-libico sempre in materia di zone economiche esclusive.

La sua proposta è arrivata in modo apparentemente irrituale ma comunque politicamente significativo: un articolo dall’impostazione accademica sulla rivista elettronica Turkeyscope – in inglese – di un prestigioso centro di ricerche israeliano, il Moshe Dayan Center dell’università di Tel Aviv. Il titolo dice già molto: “Israel is Turkey’s Neighbor Across the Sea”, Israele e Turchia cioè come “paesi confinanti” (almeno sul mare).

LEGGI ANCHE: Barbarossa, Preveza, e la Patria azzurra della Turchia

È però importante anche il contesto politico di questa pubblicazione, perché da qualche mese – come ha riportato ad esempio il quotidiano israeliano Israel Hayom – ci sono stati contatti tra i servizi segreti dei due paesi, con l’obiettivo di far tornare in sede i rispettivi ambasciatori dopo due anni di assenza e di esplorare per l’appunto forme di cooperazione nel Mediterraneo.

Yayci ha voluto precisare a Policy Maker che il suo scritto è tratto da un libro già pubblicato (in turco) nel 2019 ed è “il risultato del proseguimento naturale di questo lavoro”, in versione inglese – curata insieme a Zeynep Ceyhan – “per poterlo meglio diffondere nel contesto accademico internazionale”. Un lavoro presentato come accademico perché la proposta concreta rivolta a Israele – non formale, però sondaggio in piena regola – si fonda sulla rigorosa applicazione del diritto internazionale.

LEGGI ANCHE: Barbarossa e la sua tomba a Beşiktaş

In cosa consiste questa proposta? In primo luogo, nella delimitazione bilaterale delle rispettive zone economiche esclusive; in secondo luogo, nella costruzione di una pipeline per convogliare il gas israeliano verso i mercati occidentali attraverso la rete turca già esistente. Israele avrebbe da questo accordo una duplice convenienza: otterrebbe un’area più estesa – e di conseguenza maggiori risorse energetiche – di quella prevista dall’accordo con la Repubblica di Cipro del 2010, inoltre potrebbe trasportare il suo gas con costi molto molto inferiori rispetto all’EastMed progettato insieme ai greci e ai ciprioti.

Sul gasdotto da costruire e sulla convenienza del tracciato turco, Yaycı è lapidario: “la Turchia possiede una realtà geografica che non può essere cambiata; piaccia o no, il territorio turco è l’unica via possibile per questo progetto e io sono convinto che gli Stati siano pragmatici”.

Anche la Turchia otterrebbe vantaggi da un simile accordo: già solo per la ritrovata partnership con Israele, in una fase di ostilità col blocco che comprende – nel Mediterraneo orientale – soprattutto Grecia, Egitto e Francia, ma anch’essa in termini di aree di sovranità marittima (circa 10.000 chilometri quadrati e porzioni dei blocchi esplorativi ciprioti) e di royalties per il passaggio del gas sul suo territorio. Ci rimetterebbe invece la Repubblica di Cipro, che perderebbe i giacimenti coi quali vuole assicurarsi l’indipendenza energetica per i prossimi decenni.

LEGGI ANCHE: Il Museo del mare di Istanbul (e la mappa di Piri Reis)

Applicando i principi del diritto internazionale su mappe molto accurate, Yaycı assegna a Israele 16.000 chilometri quadrati in più e soprattutto dei blocchi esplorativi per gli idrocarburi su cui oggi i ciprioti esercitano la sovranità, compreso il 12 che contiene il ricchissimo giacimento Afrodite. “Realisticamente e accademicamente parlando, il comportamento più pragmatico e legale per Israele è fare un accordo con la Turchia”

Il contrammiraglio turco sostiene che con il trattato attuale, nato a suo avviso da un’interpretazione erronea dei principi giurisprudenziali, Israele ha rinunciato a 4.600 chilometri quadrati di sovranità e quindi in ogni caso a cospicue risorse. ”È comunque nell’interesse e a beneficio di Israele porre fine all’attuale accordo con l’Amministrazione greco-cipriota”, ci ha spiegato.

La proposta è apparentemente ghiotta per Tel Aviv, ma gli ostacoli politici da superare non sono pochi: il continuo sostegno di Ankara per Hamas, oltre alla frequente retorica anti-israeliana del presidente turco Erdoğan; il sacrificio degli interessi e dei diritti della Repubblica di Cipro, che con ogni probabilità scatenerebbe un’offensiva legale e politica contro l’abbandono unilaterale del trattato.

Per contattarmi:
giuse.mancini@gmail.com
https://www.facebook.com/IstanbulEuropa
https://twitter.com/IstanbulEuropa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.