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Zaman e la libertà di stampa in Turchia

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(già pubblicato sul mio blog “Cose turche” di Look Out news)

L’imposizione da parte della magistratura turca di un regime di amministrazione fiduciaria al gruppo Feza attivo nel sistema dei media, con conseguente stravolgimento della linea editoriale in funzione filo-istituzionale del quotidiano Zaman e dell’agenzia Cihan, è stata presentata in Italia come un oltraggio antidemocratico alla libertà di stampa, come la prova inoppugnabile dell’ennesima svolta autoritaria di Erdoğan.

In realtà, questa interpretazione pressoché unanime si basa su di una lettura altamente selettiva dei fatti. Il giornalismo – e conseguentemente, la libertà di stampa – in quanto accaduto c’entrano in effetti molto poco: e l’amministrazione fiduciaria è infatti scattata non per le posizioni anti-Erdoğan espresse, ma perché Feza fa organicamente parte del gruppo di potere che fa capo a Fethullah Gülen, il noto imam che vive negli Usa da tempo e che è accusato di aver organizzato attività eversive e tentato colpi di stato. Si tratta di un sistema molto complesso, formalmente riconosciuto come organizzazione terroristica in Turchia, con ramificazioni nel mondo imprenditoriale, nella magistratura, nella polizia, nell’intelligence, nel campo della formazione scolastica e per l’appunto nel settore mediatico.

I gülenisti sono accusati di aver tentato di arrestare il capo dei servizi segreti (“colpevole” di aver condotto negoziati di pace col Pkk), di aver truccato i processi contro i vertici militari, di aver pilotato gli esami per l’accesso nella pubblica amministrazione (soprattutto nella magistratura e nella polizia) per favorire i propri adepti, di aver intercettato illegalmente il primo ministro e il presidente della Repubblica, di aver orchestrato le indagini contro la corruzione nel 2013 trasformandole in un vero e proprio colpo di Stato con l’idea di processare persino Erdoğan.

Il governo e la magistratura stanno smantellando pezzo dopo pezzo questo sistema, con arresti in serie e neutralizzazione dei gangli finanziari. Analizzare al di fuori di questo contesto quanto accaduto con Zaman – non un semplice “quotidiano di opposizione”, ma in prima linea nelle campagne di delegittimazione/demonizzazione poste in essere dal gruppo (presentare il governo come sponsor dell’Isis, ad esempio) – significa distorcere in modo palese e sfrontato la realtà, finendo col disinformare i propri lettori e ascoltatori.

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