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Una storia di palazzi abbandonati, writers vandalici e una galleria d’arte per creativi estroversi

Street art Lisbona

Come sa bene chi segue il mio blog, sono da sempre incuriosito da edifici abbandonati, archeologia industriale, palazzi fatiscenti, palazzi che apparentemente sembrano scarni e privi di elementi di interesse, fabbriche in disuso pericolanti e a rischio abbattimento, il fascino latente del vuoto creato.

Sono solo apparenze diverse di una vita nascosta, un cambiare faccia per non mostrare il cambiamento per dimostrarsi meno visibili, una forma di autodifesa per ritornare privati, lontani dagli occhi di tutti.

Come una specie di riccio che spunta gli aculei per non farsi avvicinare, lo stesso accade con i luoghi abbandonati. Mostrano la fatiscenza per intimidire, per far perdere l’attenzione, per diventare disinteressanti.

Far perdere l’interesse di se è un modo per non farsi avvicinare ma questo non vuole dire essere morti o spenti, semplicemente si diventa diversi e si sceglie di eliminare il superfluo occupante inutile,  riprendendosi una dimensione diversa e accogliendo una nuova vita.

Entrare in un palazzo abbandonato da anni (Lisbona purtroppo e per fortuna ne è piena) è un’emozione indescrivibile.

Le impronte nella polvere sui pavimenti ancora integri, gli oggetti abbandonati dagli ultimi abitanti durante il trasloco definitivo, sono tutti segni, racconti, piccoli pezzi, frammenti di una vita di qualcuno che sono rimasti lì, abbandonati per sempre, lasciati come un segno del proprio passaggio.

E’ un mondo che mi affascina da sempre, potrei raccontarne e scriverne per ore.

Lisbona è piena di luoghi abbandonati, però il bello di questi posti è che sono nascosti e bisogna trovarli, il divertimento massimo è scoprirli, ognuno trova il suo. Leggere su un post dove trovarli ne farebbe perdere il fascino e l’emozione, quindi in bocca al lupo e buona ricerca.

Prima di perdermi nello spazio infinito delle mie divagazioni direi che torno al post e mi riallaccio al tema.

Soprattutto nelle fabbriche abbandonate di periferia, quando si riesce a trovare il modo di entrare dentro (volutamente non ho usato il “se”, il modo c’è sempre!) la prima cosa che si capisce è che non si è i primi, mi è capitato rarissime volte di entrare in un posto e trovarlo intatto, qualcuno c’è già stato prima di noi.

Non mi stupisce mai, anzi mi incuriosisce, trovare tracce di vita (coperte, bottiglie di birra, pezzi di libri, scarpe) la cosa che non capisco, per non dire che non sopporto, sono i graffiti.

Mi rendo conto che è una mia tara mentale, una mia lacuna, un mio problema ma secondo me non sono nemmeno “belli” da vedere e proprio non li capisco, soprattutto non capisco i tag.

Wikipedia:

“La tag è il nome in codice che writers, mc e breakers, usano per distinguersi. Nella cultura hip hop è utilizzata al posto del nome e definisce non solo una data persona, ma anche il suo modo di fare o un lato caratteristico. La tag di un writer è essenziale ed identifica il vandalo in maniera inequivocabile e lo distingue dagli altri. L’attività di marcare una superficie con un tag viene chiamata tagging. Per tag bombing (letteralmente “bombardamento di tag”) si intende la riproduzione del proprio tag su vasta scala in una determinata area di un centro urbano.

Il tag può rappresentare anche un segno di riconoscimento tra gruppi. Più writers o mc che si incontrano possono decidere di firmarsi tutti con un unico tag, in modo da farsi riconoscere come gruppo (crew). Il proprietario di un tag talvolta può scegliere di farsi riconoscere personalmente “indossando” il proprio tag, per esempio in forma di ciondolo, tatuaggio, scritta su una T-shirt e così via.”

La tag di un writer è essenziale ed identifica il vandalo…” finalmente qualcuno che chiama le cose con il proprio nome.

Ripeto e mi scuso con tutti i miei amici graffitari o amanti del genere ma mi chiedo, perché mio caro writer, senti la necessità di dover scrivere il tuo nome 50 volte in tutte le pareti di un capannone industriale abbandonato o su tutti i palazzi del mio quartiere?

Se hai problemi di memoria fatti un tatuaggio su un polso e hai risolto, fatti una polaroid come memento e scrivici sotto il tuo nome, ma perché ricoprire tutto il ricopribile ricordandoci infinitamente chi sei?

Ecco, questo è uno sfogo, un po’ eccessivo me ne rendo conto, ma alla quale mi piacerebbe che qualcuno rispondesse, mi interessa tanto la street art, ma con le tags ho una grossa difficoltà, democraticamente questa difficoltà vale per i capannoni abbandonati come per i palazzi appena ritinteggiati del centro.

Dal faceto torniamo al serio, al relativamente serio diciamo.

Trovo invece molto affascinante e interessante il modo come il Portogallo (e Lisbona in particolare) stia spingendo in modo creativo, culturale e costruttivo l’arte urbana e i suoi artisti.

Probabilmente (o almeno per quanto mi riguarda) il tutto inizia con la realizzazione di due opere giganti in Avenida Fontes Pereira de Melo (fermata metro gialla Picoas) ad opera dell’Italianissimo Blu e dei Brasiliani Os Gemeos.

Chi vive a Lisbona queste due opere le conosce per forza ma vi allego una foto così potete capire di cosa parlo.

Sempre nello stesso periodo, dovremmo essere circa nel 2010, nella piazza principale di Saldanha, su un palazzo liberty stupendo allora abbandonato (ora abbattuto, ci stanno costruendo un edificio che sembra un parcheggio multipiano) c’era un’altra opera bellissima di un altro artista (credo si trattasse di Mar).

Poi venne fuori il fenomeno Vhils, la galleria nel multi parking Chão do Loureiro, i murales ad Alcantara, la galleria d’arte al bairro alto, ecc ecc.

LEGGI ANCHE: Alexandre Farto aka Vhils – l’artista che distrugge i muri…

Mi piace parlare di graffiti, di questi almeno, e definirli opere, opere d’arte, perché tutte quelle che ho citato, secondo me, sono proprio quello.

Lavori complessi di artisti con un estro molto acuto, che si impegnano, progettano, studiano e lavorano creando delle opere che rendono più belle le nostre città e che, in moltissimi casi, emozionano ed affascinano.


Non essendo un esperto di sicuro avrò perso dei pezzi e messo cose al posto sbagliato, come di sicuro qualcuno penserà che sto dando un peso sbagliato a questo fenomeno.Da abitante medio di questa splendida città, solo con una piccola sensibilità e attenzione in più rispetto a quello che succede (soprattutto a livello culturale), questo fenomeno lo vedo evidente e soprattutto in continua espansione.

L’impressione forte che ho ad esempio, rispetto all’Italia, è che in Portogallo il tema si sia affrontato, la politica ha discusso ed ha deciso di non fare finta di niente o ghettizzare gli artisti ma di aprirsi e incuriosirsi. Per questo motivo oggi si possono vedere lavori così grandi, perché non sono stati fatti velocemente e di nascosto ma alla luce del sole, con il supporto e (forse) anche l’aiuto economico da parte della comunità.

In cambio, gli artisti hanno acquisito fama, la città è diventata in alcuni punti più bella e, soprattutto, si è creato un volano (anche economico) attorno a queste opere. Interessati vengono a Lisbona da tutto il mondo per vedere questi lavori e di conseguenza tutta la città ne trae vantaggio.

Insomma avete capito, c’è chi pensa che un graffito di Blu sia solo un brutto disegno su un muro, c’è chi pensa che sia una grande opera d’arte e sarebbe disposta a pagare migliaia di euro, punti di vista, come sempre.

Dai che ci siamo quasi, lo chiudo questo post, prometto.

Se volete farvi un’idea più ampia rispetto a questo argomento e siete di passaggio (o vivete) a Lisbona, vi consiglio una mostra.

“Lisbon Pop-Up Shows” è un progetto coltivato dal gruppo artistico Underdogs (Vhils + Pauline Foessel) che da un anno si occupa di realizzare opere in giro per la città www.under-dogs.net.

“Timeline” è le collettiva d’arte, un’esposizione artistica, che vuole raccogliere, all’interno di una galleria, il lavoro di questo anno di produzioni cittadine.

“Timeline” è visibile nella Galeria Underdogs al numero 56 di Rua Fernando Palha (per chi conosce la città, vicino la Fabrica do Braço da Prata).

In esposizione ci sono i lavori di Interesni Kazki (Ucrânia), Cyrcle (EUA), ±maismenos± (Portugal), Pixelpancho (Itália), How and Nosm (EUA).

La galleria è aperta dal Martedì al Sabato, dalle 14.00 alle 20.00, fino al 21 Dicembre. L’ingresso è sempre gratuito.

 

Scritto da Fabio Salvo

 

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