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Lasciare Lisbona, pensieri d’addio

Siamo felici tutte le volte che riceviamo un racconto su Lisbona da qualcuno che ama questa città come noi.

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Ed è con immenso  e sincero piacere che oggi pubblichiamo questo racconto.

 

Lasciare Lisbona, pensieri d’addio

 

Lasciare Lisbona, pensieri d’addio

A Lisbona ci sono finita prima per mia volontà e poi a mio malgrado più di cinque anni fa. L’ho voluta per frequentare il mio ultimo semestre di un Master itinerante e proprio quando ero pronta a partire – non proprio entusiasta di quello che mi aveva dato – ho trovato lavoro e sono rimasta: Lisbona aveva ancora tante cose da dirmi e per questo mi chiedeva di restare. Tra me e la capitale portoghese, infatti, non è stato amore a prima vista. Lisbona era esattamente come l’avevo immaginata: le finestre sui tetti, la decadenza elegante, la luce, i riflessi del fiume, l’oceano a un soffio… Non mi aspettavo però il suo carattere un po’ burbero e diffidente, formale e a volte distante, di chi apre le braccia, ma non necessariamente il cuore.

Ho dovuto ricalcolare la mia maniera di pormi e mettere in discussione alcuni lati del mio carattere, capire che il formalismo delle lingua portoghese non è per forza una barriera insuperabile e che Lisbona non è il Portogallo. A conti fatti di lisboeti autoctoni ce ne sono pochi, visto che un affitto nel centro storico è decisamente fuori dalla portata dello stipendio medio di un portoghese. Chi popola il centro storico sono infatti stranieri, giovani portoghesi che condividono casa, famiglie benestanti e gli inossidabili vecchietti che approfittano ancora degli affitti antichi.Lasciare Lisbona, pensieri d’addio 2

 

Nonostante le travagliate vicende economiche del paese che rappresenta e l’incalzare dei tempi moderni, Lisbona sembra incapace di perdere la sua autenticità e preserva con forza i suoi angoli unici, ignorati dal tempo e dallo statico conformismo attuale, templi dell’arredamento anni ottanta, che espongono bottiglie di vino con etichette scolorite dal sole come fossero cimeli. Posti dove i vecchietti del barrio, complice una ginjinha di troppo, sono capaci di iniziare accese discussioni già alla mattina presto.

Lisbona è indissolubilmente legata al fado: questa affermazione non è solo un’ovvietà da guida turistica: chi ha vissuto questa città da straniero adottato impara presto a riconoscere nelle voci dei suoi fadisti e nelle note delle sue chitarre, l’identità più vera di questa città, con la sua tristezza intrinseca di chi ha vissuto e amato profondamente e intensamente, così tanto che alla fine quella nota triste in realtà rappresenta la felicità di aver vissuto e non l’amarezza della fine.

La capitale portoghese non è solo le sue tascas oscure, ma è anche la città della luce, di nome e di fatto, grazie alla sua bianca calçada, così inconveniente quando piove visto che più che camminarci vi si pattina sopra, ma così splendente non appena il sole primaverile fa capolino. Quando poi arriva giugno, la città dimentica la sua vena più malinconica e per un mese si veste a festa per celebrare il suo figlio più famoso, Sant’Antonio, con l’irriverenza un po’ blasfema, di chi preferisce festeggiare in Santi con un bicchiere di vino e al ritmo di una canzone un po’ sconcia, invece che con una Messa. Nel mese di giugno Lisbona è irresistibile: una festa collettiva di frivolezza e felicità.

Grazie alla sua posizione geografica Lisbona regala ai suoi abitanti un clima che rasenta la perfezione – almeno per chi, come me, viene dalla grigia e appiccicaticcia Pianura padana – con spiagge meravigliose poco distanti frequentabili quasi tutto l’anno.

Una delle parole più conosciuto della lingua portoghese è saudade, che in italiano si potrebbe tradurre con “nostalgia”, ma che i linguisti più informati della sottoscritta danno come intraducibile. Sarà quel che sarà, ma è giunto il momento per me, dopo più di cinque anni, di capire sulla mia pelle cosa vuol dire veramente saudade e lasciare questa signora elegante, ma un po’ burbera, che mi ha ospitato finora. Me ne andrò con l’ultimo bailarico alla fine di giugno, felice che Lisbona mi abbia richiamato a suo tempo, ma certa che ora vi sono altre città che mi aspettano con altre storie da raccontare. Perché quando si prova saudade sembra che nel nostro cuore non vi sia spazio per altre persone o emozioni e che la nostra geografia sia completa, ma basta guardare in avanti per rendersi conto delle vie inesplorate che ci aspettano, con la certezza di poter chiamare “casa” più di un posto nel mondo e che alla fine Lisbona sempre sarà lì ad aspettarmi, come ha fatto e continua a fare con i suoi figli marinai e emigranti.

 

Scritto da Chiara Dalla Libera

 

E con un abbraccio immenso ti ringraziamo per questo tuo racconto e ti facciamo un in bocca al lupo grande quanto il Tejo per la tua prossima aventura.

 

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Una risposta a “Lasciare Lisbona, pensieri d’addio”

  1. “Perché quando si prova saudade sembra che nel nostro cuore non vi sia spazio per altre persone o emozioni e che la nostra geografia sia completa, ma basta guardare in avanti per rendersi conto delle vie inesplorate che ci aspettano, con la certezza di poter chiamare “casa” più di un posto nel mondo e che alla fine Lisbona sempre sarà lì ad aspettarmi”
    Grazie. Mi hai emozionato e colpito dritto al cuore. In bocca al lupo per la tua prossima avventura

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