Ad ognuno la sua città.

Oggi sfogliavo un piacevolissimo libro della Lonely Planet: Il libro delle città.

Per chi non sapesse che regalo fare ad un appassionato di viaggi per il prossimo Natale, questo libro può essere un’idea originale.

Nel libro sono elencate le migliori città del mondo (secondo il parere di un gruppo di esperti viaggiatori). Budapest di trova al 33esimo posto, al primo posto (secondo me meritatamente) troviamo Parigi e di seguito New York, Sidney e Barcellona.

Molte delle città elencate in questo libro ho avuto il piacere di visitarle personalmente e ho riflettuto sul fatto che per alcune di esse il mio giudizio è mutato nel tempo.

Mi ricordo per esempio di quanto amassi Barcellona in passato e di quanto la consideri oggi (in un’età diversa) un posto meno interessante di altri. Come dimenticare poi il primo viaggio a Praga? Avevo 16 anni e allora 4 giorni bastarono per far diventare Praga la mia città preferita per anni. Un paio di anni più tardi feci il mio primo biglietto Inter Rail, mi ricordo ancora i ragionamenti che facevamo con i compagni di viaggio: “per Monaco basta una notte, per Amsterdam 2 notti, per Parigi 3 notti, per Bruges possiamo anche non fermarci a dormire, possiamo diminuire le notti a Copenhagen da 3 a 2 ?”.

Il tempo passa e anche la percezione dei luoghi cambia. Con il passare del tempo e con il progressivo aumento delle conoscenze ho notato anche di come si modifichi il tempo di cui ho bisogno per dare un giudizio obiettivo su un posto visitato e il processo che porta al giudizio necessita ancora di più tempo se si tratta della valutazione di una città.

Negli ultimi anni ho avuto la possibilità di viaggiare per buona parte dell’anno, e nel mio caso più viaggio e più si dilata il tempo necessario per avere un’idea del posto in cui mi trovo, esattamente il contrario di quanto si possa pensare.

In questo caso, se si tratta di viaggi, l’esperienza non aiuta, anzi complica le cose.

A volte gli innamoramenti richiedono molto tempo, ma proprio perchè sono stati sofferti  poi sono amori “per sempre”. Quando vidi la prima volta Budapest ne fui subito respinto, la trovavo fredda, impersonale, un po’ sovietica, un posto poco accogliente. Il giudizio non cambiò alle visite successive. Ci vollero almeno 4 visite per farmi cambiare gradualmente idea. Decisi di intraprendere un percorso lavorativo e la mia presenza a Budapest divenne costante nel tempo. Nel corso degli anni mi innamorai lentamente, della città, delle vie silenziose nelle giornate invernali, del carattere delle persone, della lingua, della musica, del cibo.

Un augurio: che ognuno abbia la costanza e la forza di trovare la propria America, ma senza fretta.

3 Risposte a “Ad ognuno la sua città.”

  1. Ciao! Molto bello questo tuo post…la tua analisi sui cambiamenti nella “percezione delle città” mi ha fatto molto riflettere oggi. E’ successo anche a me con Barcellona…
    Un saluto da Istanbul ~

  2. Ciao Elisa, è da alcuni anni che Istanbul ci attrae. Io e mia moglie ne siamo così affascinati che nello stesso tempo ci spaventa un po’ visitarla. E se poi ci innamorassimo perdutamente di Istanbul? Bella fregatura! Per il momento cerchiamo di essere fedele a Budapest, poi un giorno… chissà. Intanto quando ci prende la voglia guardiamo un po’ Faith Akin e Il bagno turco di Ozpetek. Senza farci beccare le strizziamo un po’ l’occhio e via senza far finta di niente, prima che la perla del Danubio se ne accorga..

  3. Ciao,

    Mi é piaciuto molto questo post…però io per Budapest ho avuto un colpo di fulmine al punto che sto cercando lavoro lì, infatti colgo l’occasione per chiedere se qualcuno può aiutarmi a travarlo visto che voi vivete a Budapest ….attendo notizie al ruguardo vi ringrazio già da ora.
    Marco

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