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10 segni che ti sei ambientato a Berlino

Trasferirsi in un’altra nazione ha i suoi pro e i suoi contro. È vero che si perde il contatto quotidiano con gli affetti di sempre (parenti e amici), ci si allontana dalle proprie radici e si scava un solco a volte invalicabile con il proprio passato. Dopo aver passato un po’ di tempo all’estero si cominciano a cambiare le proprie abitudini, ci si mimetizza (o meglio dire, ci si adatta) a nuove usanze, nuovi costumi e si perde un po’ di quell’io che fino a quel momento ci ha contraddistinto.

Come capire dunque se si è giá sulla via del non-ritorno? Ecco i 10 segni che ti sei ambientato a Berlino, stilati per voi non in ordine di importanza!

– O ti abitui alla moda del luogo o…
… torni in Italia a far shopping il più spesso possibile. Con quei contratti a progetto del cavolo che ti schavizzavano prima non potevi certo permetterti lo shopping forsennato che puoi permetterti ora con la paga tedesca, quindi, da buon “straniero”, vai in Italia per rifarti il guardaroba non badando più a spese. Negozi che prima non guardavi manco con la coda dell’occhio ora sono i tuoi indirizzi di fiducia

– Il caffè. Lo vuoi lungo e nero
Perché tanto qua l’espresso non lo sanno fa. Inutile continuare la ricerca spasmodica dell’espresso perfetto. Qui non esiste. E allora piano piano ti abitui al caffè tedesco che, ve lo dico seriamente, non fa così schifo come dicono. Sono ormai 3 anni che bevo consapevolmente caffè lungo. Bevo forse più caffè adesso che in Italia. Il problema è appunto quando torno a sud delle Alpi e mi scordo di questo piccolo particolare ed ordino un caffè come se niente fosse. Per poi ritrovarmi quel concentrato cremoso che ormai non riesco più a bere. E no, non dire “un caffè lungo” (errore che ho fatto a Udine qualche mese fa) perché avrai lo stesso caffè di prima, ma con due gocce di acqua in più. sempre nella tazzina piccola. Americano. Devi ordinare un americano!

A photo posted by Becky Garrow (@blgarrow) on

– Il bidet, vecchio amico, ora sconosciuto
Non sai più cosa sia. Se prima l’assenza del miglior amico dell’italiano la si avvertiva solo in vacanza, ora il problema è quotidiano. Per sopperire alla sua mancanza porti sempre con te delle salviettine profumate. Aloe, Camomilla, non importa cosa, basta che siano umidificate al punto giusto!

– Hai cambiato abitudini alimentari
Hai scoperto il piacere di nutrirti di kohlrabi. Hai testato ed apprezzato prodotti esotici come quinoa e bulgur. Ti han fatto capire che condire i pomodori con il coriandolo non è una pazzia da chef stellato. Per farla breve, hai tradito (consapevolmente o meno) i dettami della dieta mediterranea. Un giorno ne renderai conto alle tue nonne, a tutti i tuoi avi e all’Artusi

– La pazienza con i mezzi pubblici
A Roma eri abituato a due linee metro, a scioperi ogni venerdì e ad aspettare il tram per 15 minuti quando ti diceva bene. Viaggiavi in condizioni peggiori dei treni bestiami dell’India. Eppure ti ci eri abituato e non ti lamentavi. Ora invece ti lamenti per due minuti di ritardo, per i lavori, per la coincidenza persa, per un vagone più affollato del solito. La BVG ha i suoi difetti, ma se la paragoni all’ATAC non hai nessun motivo per lamentarti.

– Appuntamenti con gli amici
In Italia: “Ciao bello, te va di farci un caffè stasera?” “Da paura. passo a prenderti alle 21 ok?”

In Germania “Ciao bello, te va di farci una birra stasera?” “Stasera non posso. Che ne dici il secondo giovedì del mese prossimo tra le 19,45 e le 20,38 a Ostkreuz?”

– In casa sempre scalzi
Perché le scarpe portano batteri e sporcizia. Quindi in automatico, appena varchi la porta di casa di qualcuno, ti viene automatico toglierti le scarpe. Anche quando torni in Italia e sei invitato ad un cena importante a casa di quell’amico di una vita che vuole presentarti la sua futura moglie.

– Immondizia e differenziata
La spazzatura per te non è più la stessa cosa, Già quando vai a fare la spesa guardi i prodotti con occhio diverso. Questo va nella plastica, quello nel bio. Questo è vetro chiaro e questo vetro scuro.

A photo posted by Vanda Polívková (@vanda.pol) on

– L’arte della pizza
Non avresti mai pensato di goderti pizze con broccoli e gorgonzola, kebab e peperoni, asparagi e salsa hollandaise. Hai scoperto gusti che non sapevi esistessero. E piangi ripensando a quella fantastica pizza fritta / pizza con mozzarella di bufala che avevi mangiato anni fa a Napoli. E quello che più ti manca è la combo bruschetta + supplì + crocchetta che ti sparavi come antipasto prima della tua solita pizza. Uccideresti per un supplì, che qui a Berlino non sanno manco cosa sia…

– Diversità persone
Ormai non ti stupisci più della vecchietta coi capelli rasati su un alto ed il ciuffo rosa, della coppia lesbo che pomicia sulla banchina della metro, della coppia composta da lui africano lei coreana, del punkabbestia co 4 cani e 300 borchie. L’eccentricità non ti è più sconosciuta. Ti stupisci quando trovi in strada qualcuno vestito in giacca e cravatta piuttosto, pensando di esser stato rapito e trasportato via da Berlino.

Voi in quali di questi punti vi riconoscete?

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3 thoughts on “10 segni che ti sei ambientato a Berlino

  • 14 Marzo 2016 at 04:40
    Permalink

    Capisco il carattere di cazzeggio dell’ “articolo” (o quello che è) ma sono le solite menate da “italieni”,
    anzi direi che è presente un punto di vista piuttosto “romanocentrico” e quasi adolescenziale

    1. Chi se ne frega dei vestiti? Il bello di Berlin è che puoi vestirti anche con 5 € o con vestiti vecchi che non gliene frega niente a nessuno (dipende poi dal posto di lavoro, modaioli no ma decoro sì)
    2. La paga non è detto che sia meglio di quella italiana (dipende da che Italia vieni – già tra Nord e Sud da noi c’è un divario paragonato a quello tra Germania e Grecia – e dal lavoro, livello…). Ricordiamoci che Berlin è una città “povera” nel contesto tedesco. A Monaco, Amburgo e Brema il reddito medio è nettamente più alto.
    3. Il caffè se lo vuoi espresso si trova o te lo fai a casa con la macchina espresso che si trova anche quella (che due maroni quelli che devono fare i sommelier del caffè o della pizza…)
    4. Si trovano anche case con i bagni con il bidet (rare ok) oppure te lo fai installare come avevo fatto io. Non è vietato per legge e non è poi così costoso e complicato. Fuori casa le salviettine, se uno proprio se le vuole tirare dietro, servono anche in Italia perché vorrei sapere chi è che usa il bidet nei luoghi pubblici (che poi non c’è praticamente mai). Da noi vedo addirittura ancora tantissimi bar con la turca (che forse è anche meglio)
    5. Non è obbligatorio mangiare esotico, con un po’ di ricerca si può trovare tutto quello che si aveva in Italia (anche qui dipende da che parte d’Italia uno viene) sia per cucinare a casa, sia per quanto riguarda mangiare fuori. Se poi uno mi dice che non ha le cose che gli faceva a casa la nonna o la mamma, allora stia a casa a magnare bene e a cazzeggiare e lasci perdere l’Europa. Poi, da Emiliano, so anch’io che non mangerò mai in Centro-Nord Europa come nelle trattorie di Parma, Modena o Bologna, ma si
    emigra per lavorare, mica per fare gli assaggiatori nei ristoranti.
    6. i mezzi pubblici a Berlin sono eccezionali. L’ATAC poi non può essere il paragone italiano
    perché tutti i servizi a Roma fanno schifo. Non è così ovunque. Un vero segno (non citato) di essersi ambientati ad una città è usare i mezzi pubblici senza consultare più mappe, cellulari… Quando conoscerete a memoria tutte le fermate della U- e della S-Bahn e magari anche autobus e tram allora sì, sarà un buon segno.
    7. Sugli appuntamenti dipende dalle persone. Come in Italia, c’è chi pretende la puntualità, che chi non è fiscale. A Roma poi si sa che l’approssimazione sugli orari è “a ore” e non “a minuti”
    8. Credo che anche in molte case italiane ci si tolga le scarpe (tranne sicuramente in quelle degli studenti). E’ inutile tirarcela tanto per l’igiene del bidet se poi portiamo per casa la merda che c’è (anche letteralmente) su strade e marciapiedi;
    9. La differenziata c’è ormai in tutte le città d’Italia e alcune attuano la raccolta porta a porta e hanno eliminato i cassonetti. Chi con successo, chi no… Chissà perché molti scoprono molte regole, come quella di non buttare mozziconi e cartacce per terra, quando vanno all’estero.
    10. Su pizza e supplì no comment perché se i problemi sono questi meglio starsene a casa da mammà
    (come avevo già scritto)
    11. A Berlin c’è un bel misto di fauna, ed è il suo bello (poi neanche tanto, ora vivo a London e qui è ancora meglio – o peggio, dipende dai punti di vista). A Mitte quelli in giacca e cravatta ci sono eccome.
    A Neukölln è dura, ovvio. Ma è come tutti in giacca e cravatta a Montecitorio e non c’è n’è uno alla Garbatella, oppure Piazza Duomo a Milano paragonata a Via Padova. A Bologna e Roma poi di punkabbestia con i cani e di coppie gay lesbo busone trans ce ne sono a bizzeffe, mica solo a Berlin.
    12. Strano che non è stato citato il re di tutti i re dei luoghi comuni su Berlin: il tempo metereologico.
    Che fa effettivamente schifo ma anche questo dipende: se vieni dalla Sicilia ti sembra di andare in Siberia ma da Milano o Bologna a Berlin mica c’è tutta sta differenza… Anzi, alcuni pregi: la mancanza di quell’umidità bestiale che c’è ad esempio in Pianura Padana rende più fresche le estati e meno insopportabile il freddo d’inverno. Diciamo però che una cosa è verissima: “ti sei ambientato a Berlin se non fai più caso al cielo grigio”.
    13. E poi la cosa più importante di tutte: la lingua e la cultura. Se si decide di vivere in un luogo a lungo termine la prima regola è diventarne “cittadini”. E si parte dalla lingua che va imparata meglio possibile. E poi la storia, le leggi, la letteratura… Ci si è ambientati quando si parla la lingua del posto come se fosse la propria lingua (e si pensa in quella lingua!)

    Insomma a Berlin, come a London, Amsterdam… ci si può ambientare anche in due giorni. Dipende dalla tua testa e dalla tua cultura. E, certo, da dove vieni, perché se vieni dall’Aspromonte o dalla Valtellina e non eri mai uscito da lì, allora sì, sarà un bel salto. Ma niente di insuperabile. Poi alla fine tutte queste cose sono cazzate, scusate il termine, l’importante è il lavoro, gli affetti e gli amici. E queste non sono cose che si trovano solo in Italia. Anzi… Se si cazzeggia si soffre molto dei cambiamenti perchè si ha molto tempo e ci si annoia. Quando invece si lavora tanto e si ha una vita intensa anche al di fuori del lavoro non passano neanche per la mente tutte le menate, perlopiù che avevamo in Italia e che fuori non abbiamo, ma ci si adatta e si guarda alle cose importanti.
    Bye, anzi… tschüss!

    Reply
    • 14 Marzo 2016 at 10:08
      Permalink

      Ciao Luke e grazie per il commento. Il post è esattamente ricco di cazzeggio e romanocentrico. Del resto non ho mai vissuto/lavorato in altre città italiane.

      E comunque, per precisare, il supplì non è una menata. Il supplì è arte, cultura e lifestyle 🙂

      Reply
      • 14 Marzo 2016 at 14:25
        Permalink

        Ok 🙂 Capisco, anche un romagnolo senza piada non può sopravvivere

        Reply

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