L’Eremo di Poggio Conte e il segreto dei templari

Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagna, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?

Christopher Mccandless “Into the wild”

State cercando un passeggiata che vi porti in un luogo dove rilassarvi, dove pensare e dove sentire quella strana sensazione di pace profonda e melanconica? Cercate un luogo particolare, che racchiuda un segreto, magari legato all’ordine dei templari? Non potete quindi non andare a cercare l‘Eremo di Poggio Conte.

eremo di poggio conte 

L’eremo di Poggio Conte

Come ci si arriva

Da Manciano andate in direzione Farnese.Dopo ponte San Pietro girate a destra verso Canino.Dopo circa 1,5 km arriverete ad uno spiazzo con un cartello sul sentiero dei briganti.

Rimanete sulla destra e una volta arrivati all’Opeta, l’affluente del Fiora, oltrepassate lo steccato che vi trovate sulla sinistra.Procedete lungo il sentiero lungo fiume, superate un cancello in legno e continuate a costeggiare il fiume, tenendovi leggermente più in alto. Superato un campo, alla fine, vedrete l’inizio del sentiero del bosco.

Un comodo corrimano in legno vi accompagnerà fino all’eremo di Poggio Conte. Il percorso descritto è circa 2 km, qua c’è la Mappa Gps.

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La storia e il segreto dei templari

L’eremo, scavato interamente nel tufo è databile intorno al 1027, anche se gli abbellimenti architettonici e pittorici dovrebbe essere stati fatti intorno al XIII secolo. Particolarmente interessante come struttura e come disegni, l’Eremo di Poggio Conte è stato frutto di numerosi studi.I soggetti e lo stile delle raffigurazioni pittoriche, mal si confanno ad un eremo cristiano.

Le decorazioni infatti sono per lo più floreali e la volta a crociera, senza chiave, termina con dei lobi con pitture geometriche, floreali e sessuali. Richiami fallici e eremo di poggio contetriangoli rovesciati hanno alimentato il mistero sull’eremo.

I richiami cristiani non mancano, infatti vi sono dodici nicchie dove vi erano gli affreschi dei dodici apostoli. Purtroppo sono stati trafugati nel 1964 e ne sono stati recuperati solamente sei che sono esposti al Museo civico archeologico di Ischia di Castro. E’ presente anche un altro affresco sulla cupola in fondo, che rappresenta due santi mitrati, probabilmente S. Colombano e S. Savino.

Come fanno a convivere in un unico eremo simboli cristiani con simbologia pagana?

Si pensa che la spiegazione per questo dualismo simbolico sia da ritrovare nel fatto che secondo alcuni l’eremo fu abitato da monaci cattolici solamente dopo il 1300, mentre prima doveva essere appartenuto all’ordine dei cavalieri del Tempio.

A supporto di questa teoria della quale non si hanno fonti storiche, ma solo supposizioni, vi è la vicinanza con la via Clodia, antica via romana controllata e protetta dall’ordine dei Templari. Si pensa pertanto che l’eremo sia stato costruito dai Templari intorno all’anno 1000 per poi finire in mano cristiana dopo il 1312 a seguito della soppressione dell’Ordine.

Particolarmente interessante è anche notare le tombe a camera poco distanti dall’eremo.

Un particolare architettonico suggestivo: l’uso della luce solare

La forma dell’ingresso racchiude già di per sé tutto il mistero e l’ascetismo degno di un eremo templare. La forma dell’apertura infatti è come quella della toppa di una chiave, un simbolo che da solo richiama nella mente di ognuno mille risposte differenti. Il tondo aperto nella roccia sopra la porta è come un faro. A mezzogiorno, nelle date di cambiamento astrale, il sole entra dal tondo e va ad illuminare l’altare e il punto dove vi era il tabernacolo ( Federico Vieri in “Colline Oggi” del 01/07/2009 ). Come potete leggere nei commenti, questa cosa è stata smentita, quindi per correttezza, vi diciamo che la leggenda vuole che sia così, ma che forse è solo una leggenda o forse realtà, noi siamo andati in date differenti e quindi non posso dirvi se è vero oppure no. A voi la scoperta di quanto ci sia di vero.

eremo di poggio conte

Diario di Viaggio

Non so come mai ci si ricordi con così tanta chiarezza la stagione nella quale abbiamo visitato un luogo per la prima volta, ma di fatto , almeno per me, è la prima memoria che riaffiora.
Subito dopo aver rievocato la stagione, la sensazione di caldo o freddo si fa strada tra le carte della memoria per andare a ricostruire il puzzle dei ricordi nella mente.
A quel punto ho davanti a me il disegno a matita. Alcune volte ha solo bisogno di piccoli ritocchi di chiaro scuro, altre necessita del colore. La scelta del tipo di colore mi riporta a come stavo emotivamente e mentre rivivo la sensazione dei miei occhi che catturano le immagini, le coloro nella mia carta della memoria. Uso le matite se il mio cuore è leggero, mentre le tempere ad olio se sono felice, ma di una felicità corposa, fatta da motivi reali. I pennarelli li uso se avevo voglia di ridere, mentre le tempere sono per fare festa e i tratti sfumati in bianco e nero per la tristezza. In questo caso non ho usato nessuno di questi strumenti. Il colore per ricordare la prima volta che sono stata all’eremo di Poggio Conte è un colore acquoso, sbiadito, spreciso nella stesura. In alcuni punti si formano sfumature più scure, in altre, il colore troppo diluito tocca gradazioni indecise. Non posso che usare gli acquerelli per disegnare il ricordo della prima volta all’eremo di Poggio Conte. 
Era settembre, un settembre clemente, fatto di belle giornate di sole. Il calore sulle pelle era piacevole, ne troppo caldo ne troppo freddo. Il mio umore era come un colore sul quale è caduta una stilla d’acqua, una felicità annegata in una goccia troppo grande, da portarla via. Provavo una tristezza disarmata, fatta di pensieri talmente ingarbugliati da diventare silenziosi. Avevo voglia di pensare e al tempo stesso i pensieri appena formati si attorcigliavano così caparbiamente l’uno con l’altro da farmi demordere da formarne ancora. Eppure non ero in grado di fare diversamente. Camminavo stanca, un passo dopo l’altro in un ambiente che scaldava il cuore. Il fiume Fiora è un bel fiume, è forte, è antico e con il tempo ha scavato la roccia di tufo formando anse, gole e grotte. A cose normali sarebbe bastato questo per riequilibrare il mio umore e per far nascere dentro di me quella calda sensazione di felicità che provo ogni volta che i miei occhi si posano su luoghi incantati come questo. eremo di poggio conteEppure non funzionava. Nulla funzionava in quel periodo. Lasciai la sponda del fiume per entrare nel sentiero nel bosco. Il sole nascosto dalle piante non scaldava più così tanto e la temperatura scese leggermente. Il colore dominante era il verde, quel verde fresco e umido più tipico della primavera che non dell’autunno. Il sentiero serpeggiava come i miei pensieri e Das e Furia Buia, correvano felici. Ogni tanto Das mi guardava, come a controllare come stava andando, se i miei passi stavano sciogliendo i pensieri. Gli sorrisi consapevole che lui era sempre stato per queste cose migliore di me. Arrivammo all’eremo e la prima cosa che sentii fu il silenzio. Lo so che nel bosco solitamente c’è silenzio, la verità è che questa è una licenza poetica, “il silenzio del bosco”, non esiste. Il bosco vive di mille rumori, le foglie degli alberi spostate dal vento, lo scricchiolio dei rami, gli animali, le lucertole che spostano rapide piccole pigne lasciandole cadere, i daini che tranquilli brucano e altre mille piccole e grandi creature che vivono all’unisono. In un bosco c’è tutto, meno che il silenzio. Un bosco silenzioso è un bosco che fa paura. La sensazione non durò troppo a lungo, ad un tratto un rumore sordo fece tornare reale il posto dove ero. Un rumore di acqua che cade sulla roccia stava facendo riaffiorare i rumori lentamente.
E’ senza dubbio suggestivo arrivare all’eremo di Poggio Conte. La forma circolare alla base della cascata, il masso che aspetta di raccogliere la forza dell’acqua, la cascata stessa, sembra che ti impongano di fermarti, di osservarli. I suoni, che attirano la tua attenzione, entrano a far parte di te, spostando le tensione dai tuoi pensieri. Un raggio di luce illuminava l’eremo. Iniziai a salire i gradini di pietra. 

eremo di pooggio conteGli eremi mi affascinano. Cammino pensando che in quel posto qualcuno ha vissuto. Cerco di immaginarmi la sua vita. Mi immagino di vederlo dormire e di vederlo svegliarsi. Lo immagino mentre osserva la cascata, lasciando che l’acqua porti via i suoi pensieri. Mi chiedo come sia possibile. Gli eremi sono affascinanti e l’eremo di Poggio Conte è veramente bellissimo, ma immaginare di viverci ogni giorno non è facile. Forse è per questo che mi piacciono, perché racchiudono così tanti simboli, così tanti ideali così tante storie da essere necessari.

Girai per la casa abbandonata dei monaci immaginando le loro facce e i loro pensieri. Scesi nuovamente gli scalini e mi fermai ad osservare la cascata, lasciandomi trasportare dal suo suono. Visto che i passi non avevano sciolto i miei pensieri, sperai che l’acqua potesse portarli via. Sentivo e capivo cosa stavo sentendo e per quanto sia un’amante della consapevolezza,in quel momento era chiaro che fosse una crudele ineluttabilità.
E’ stato allora che l’ho sentito. Un rumore si era aggiunto ai pochissimi suoni che stavano avvertendo le mie orecchie. Uno scricchiolio di foglie secche. Mi girai e vedi Furia Buia mentre si stava lanciando in un folle scivolo sopra le foglie secche. Ammetto di aver pensato che fosse scivolato, anche se improbabile, pur sempre possibile. Senza guardarsi intorno, lo vidi decidere velocemente di tornare in cima alla ripida discesa disseminata dal folto letto di foglie secche e gettarsi a capofitto, scomparendo a tratti sotto un tappeto marrone.
Furia Buia non gioca. Furia Buia è il serio del gruppo, non ha mai giocato, non riporta i bastoni, cosa che reputa uno stupido gioco da cani e non mastica inutili giochi di plastica. Il massimo del suo concetto di gioco è ogni tanto rincorrersi con Das, ma non più di una manciata di secondi, una corsa o due.
Sia io che Das lo guardavamo scendere e risalire con quell’espressione da cucciolo felice e finalmente ho riso. Mi sono resa conto in quel momento che erano giorni che non sorridevo. La mia mente era intasata da pensieri che dolevano al mio cuore e il sorriso che abita solitamente il mio volto era impegnato in un’apnea e se ne stava nascosto tra le rughe che iniziavano a disegnare fuori, la guerra che stavo vivendo dentro.

Ho visto quel sorriso formare una crepa sul macigno che bloccava il letto del fiume, arginando le sue acque. Ho visto l’acqua filtrare, aprirsi un varco e spezzare la pietra. Ho sentito dentro di me che tutto rifluiva e il rumore della cascata era sia fuori che dentro di me.

Per questo mi piacciono gli eremi. Perché che uno ci creda o no, le difficili vite di chi ha vissuto in quei luoghi, le loro storie, sono parte dell’ambiente. Che uno ci creda o no, sono luoghi di pace e di serenità, dove poter pensare, dove poter ascoltare. Sono luoghi dove puoi sentire i tuoi pensieri, che in silenzio, rispondono alle tue domande.

Viaggio con il cane

Il posto è perfetto per portare anche i vostri cani. Il fiume garantisce acqua tutto l’anno e l’ambiente boscoso rende il posto adatto anche in piena estate. Il percorso passa attraverso delle fattorie e non è inusuale vedere del bestiame libero. Una volta arrivati al sentiero nel bosco non vi sono più problemi di bestiame.

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Link utili

Per cercare le informazioni sull’Eremo di Poggio Conte ho girottolato un po’ su internet e ho trovato un blog che merita di essere segnalato, con un bel articolo sull’Eremo . Forse è stata l’affinità, o forse il fatto che amichevolmente quando parlo della Guida Intergalattica, amo definirla un Blog lento e quindi il nome passaggi lenti mi ha colpito, chissà, ma di fatto mi sono ritrovata a leggere vari articoli e li ho trovati interessanti e scritti bene. Non so se vi piacerà, ma se avete voglia di leggere e di scoprire, fatevi un giretto a casa di Alessandra di passaggi lenti.

Qua trovate un buon articolo, dai toni troppo accesi per i miei gusti, ma utile come fonte di informazione. Scritto da Federico Vieri, l’articolo “i Templari di Poggio Conte“, è pure tradotto in inglese. Chissà che un giorno la guida non abbia bisogno anche della traduzione! Naturalmente scherzo! Le foto di questo articolo sono decisamente interessanti.

Naturalmente non poteva mancare l’indicazione di Google Maps! ecco le coordinate : 42.512413, 11.625761

Siccome non potevo farne a meno vi ho creato anche una mappa Gps, scaricabile. Ecco la Mappa Gps Scaricabile

Galleria di foto mie e le migliori del web

Per le foto si ringraziano David Guerrini,Massimo Tramontana, G.Garofoli, M.Pesci e  Patrick Nicholas. Cercando sul web informazioni sull’eremo, ho incontrato le loro foto, che vedete qua insieme con le mie e le ho trovate veramente belle e degne di nota. A mio avviso le migliori per questo luogo. Spero vi piacciano.

Il consiglio dell’esploratore

Salite sul masso e lasciate che l’acqua suoni i vostri pensieri

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2 commenti su “L’Eremo di Poggio Conte e il segreto dei templari

  1. vorrei precisare che NON è vero che ” A mezzogiorno, nelle date di cambiamento astrale, il sole entra dal tondo e va ad illuminare l’altare”
    Mi sono recato personalmente per verificare e vi assicuro che non succede.
    Piuttosto la luce entra direttamente dall’ingresso nel tardo pomeriggio delle giornate di metà Aprile

    • guidaintergalattica il said:

      Grazie infinite per la precisazione, noi non abbiamo verificato visto che siamo andati in date diverse. La leggenda racconta questo, provvederemo a correggere e a precisare che è una “leggenda”, lasciando comunque la libertà a chiunque di andare a scoprire se è vero o no 😉

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