Settimo Andreoni : lo scultore dei boschi di Montemagno

O Viandante, giovane o anziano che qui ti fermi e guardi verso i monti
è bello qui vedere fin lontano
le chiare aurore con i bei tramonti
ama la terra, il sole, con la pioggia da dove vita, uscì, la prima, goccia.
Ma non colpir natura,
così bella che ti da vita, in fronte all’universo,
ma ama il ciel, la luna ed ogni stella
che io da tempo , offerto , ho già il mio verso
Ricorda, che se lei tu ferirai
tu ferirai te stesso, e crollerai

Settimo Andreoni, Cerageto 10/10/1975

Ci sono persone che usano i fogli bianchi per disegnare, altre che si servono del mondo intorno a loro.

samurai particolare
samurai particolare

La scoperta

Era una giornata stanca, poco tempo per un giro interessante, decidiamo quindi di andare alla ricerca di un paio di cache.
La grotta di venere“, un nome che può nascondere un luogo da scoprire. Seguiamo le indicazioni. Ci perdiamo più volte e ci fermiamo su una panchina ad ammirare il mare dall’alto.

Un mare lontano.

Non si sente il rumore delle onde, ma la sua solitudine è un sottotitolo a caratteri cubitali. E’ ancora presto per l’arrivo dell’estate. Il sentiero svolta a destra e si inerpica tra i rovi. La giornata comincia a diventare degna di una giornata da veri esploratori.

Senza rovi che sentiero è?

Nascosta dalla vegetazione ci appare la grotta di venere in tutto il suo splendore. A dire il vero non è una grotta, ma un rifugio. Il rifugio di uno sculture. Come mi verrà spiegato in seguito dal Sig. F.L., nella zona di Montemagno per “grotte”, si intendono le “grosse rocce”. La torre di Caprona (?) con in cima una donna con un cane, è intagliata nella roccia. Inutile dire quanto trovi affascinante questa immagine, quasi evocativa.

La grotta di venere
La grotta di venere

L’opera d’arte, perchè di opera d’arte si tratta, è firmata : Settimo Andreoni 1951.

Da quel giorno è stato come un tarlo nella mia mente. Chi era questo Settimo, che dieci anni dopo la fine della guerra, stava tra i monti a scolpire?

Il potere della tecnologia non sempre ci viene in aiuto, Internet, è uno strumento troppo recente per poter raccogliere informazioni di questo tipo.
Rimbalzavo da un sito all’altro, cercando piccole bricioline di pane che mi portassero a casa, ma a quanto pare, gli uccellini le avevano mangiate tutte e mi ritrovavo sempre al solito punto.

Chi era lo scultore della Grotta di Venere?

Per un periodo ho lasciato perdere, ma l’immagine della donna con il cane, non mi lasciava mai e alla fine ho deciso di riprovare con la mia ricerca.
Ecco che, proprio quando stavo per abbandonare nuovamente le speranze, mi appare un sito dove si parla di Settimo Andreoni. Il sito del gruppo culturale di Montemagno.
Parlano di Settimo, poche parole e qualche bella immagine. Nessun accenno alla grotta di venere.

Vado alla pagina dei contatti e scrivo a tutti.

Alcune mail tornano indietro mentre altre si perdono come piccioni viaggiatori ubriachi. Un paio arrivano a destinazione, a due persone che, nel giro di pochissimo tempo, hanno acceso la mia curiosità e lentamente hanno conquistato la mia stima.

Le prime risposte sono acerbe, mi viene detto che Settimo non ha mai fatto una grotta di Venere, ma che esiste una grotta di Venere molto più famosa, ma non sui monti pisani.

Inizia uno scambio di mail, dove mi viene raccontato che Settimo scolpiva l’ambiente intorno a lui.
Mi raccontano di un luogo dove vi sono le sue opere a cielo aperto.
Non avevamo tante indicazioni, ma quello che c’era stato detto era abbastanza per farci decidere di partire per Montemagno.

Montemagno

La ricerca

Partiamo in una mattina di sole. Nel parcheggio di Montemagno incontriamo le prime statue. Una cartello informativo con le prime nozioni, non fa altro che aumentare la nostra curiosità.

Avevamo alcune indicazioni, sapevamo di dover raggiungere una località chiamata tre pini.

Montemagno particolareAttraversiamo Montemagno e le poche persone che incontriamo sorridono ai cani e salutano noi. Apprezzo questa cortesia, tanto quanto la bellezza di questo piccolo borgo antico, curato e accudito.
Ci ritroviamo su una strada sterrata e vediamo sullo sfondo una formazione rocciosa interessante.
Ci incamminiamo e scopriamo un paesaggio unico. Ci arrampichiamo fino in cima alle rocce e un tappeto di glicine in fiore ci accoglie profumato.

Il mondo sotto di noi è silenzio.
Il paesaggio è rilassante, un luogo bello dove vivere.

Dopo alcune ore ci rendiamo conto di esserci persi. Le poche indicazioni che avevamo sono svanite come un tramonto sul mare,  quano il sole scompare troppo velocemente nelle nuvole, nascondedo il suo tuffo tra le onde, lasciandoci quella sensazione di incompletezza. Chiamo il Sig. B.G., uno di quelli che mi aveva risposto alle mail e che mi aveva dato le indicazioni. Mi spiega più o meno come arrivare ai tre pini. Ci incamminiamo nuovamente superando una casa appoggiata ad una roccia. Una canina ci viene incontro, fa un pezzo di strada con noi, sembra non aver voglia di stare da sola. Vedo negli occhi di Furia Buia guizzare un’improvviso aumento di interesse, mi guardo intorno e vedo tre maiali. Fermo Furia, prima di dover risarcire il costo di un maiale. La giornata proprio non vuole andare per il verso giusto. Se non altro, il posto è meraviglioso.

noi

Quando tutto sembra peggiorare ecco che sembra di essere tornati alla civiltà. Forse abbiamo sbagliato nuovamente strada. Una signora tedesca con un giovane pastore anch’esso tedesco, appare quasi dal nulla e ci indica la strada.

Inaspettatamente : ecco i tre pini.

i Tre Pini

Alti e fieri contro il panorama, come a volerlo incorniciare per una cartolina tutta per noi.
Le statue dovrebbero essere nei paraggi.
Le cerchiamo, ma i nostri occhi non sono ancora pronti, poi come un migrante che scorge l’America, un volto si disegna davanti a noi.

Le prime sculture

Ci vuole allenamento.

Ci vuole di saper guardare.

Anche se si sa cosa cercare, ci si deve mettere un attimo in più, un po’ più di passione, un po’ più di attenzione.

Si deve guardare con un tempo diverso. La realtà delle statue di Settimo è su un’altra frequenza.

Eccole lì.

Che lentamente si compongono davanti a noi, volti che scrutano la vita.

Ne troviamo veramente poche.

Eppure eravamo attenti !

Scendiamo dal monte e poco prima della fine del sentiero, seguendo un piccolo ruscello, ci troviamo ad una pozza.

le villeggianti
le villeggianti

Sentivamo il bisbigliare delle donne ancora prima di arrivare. Ed eccole lì. Le facce rivolte al fiume, i corpi abbandonati alla calura estiva assente, alla ricerca di un po’ di refrigerio futuro. Le villeggianti. Più volti che si confrontano e si ascoltano in un eterno bisbigliare. Indubbiamente una delle opere che più mi sono piaciute.

Decidiamo di andare dal sig. B.G. per raccontargli come è andata la nostra escursione.

Lo incontriamo in biblioteca, una persona con una grande cultura e la voglia di confrontarsi. Mi da l’impressione di essere un camminatore. Un’amante della montagna e della sua storia.

Gli portiamo via un po’ del suo tempo e lui ce lo concede magnanimo. Gli spieghiamo che non abbiamo trovato tutte le sculture e lui ci disegna una mappa.

Ora si che ci sentiamo degli esploratori.

Siamo usciti dalla biblioteca stringendo quel piccolo foglio di carta disegnato a penna. Poche linee e qualche nome. Avevamo sbagliato via, ma veramente di molto poco.

Dovevamo tornare.

L’esplorazione non era ancora finita.

Secondo giorno

Eccoci qua, di nuovo in cammino. In una mano la mappa disegnata dal sig. B.G. Nell’altra un navigatore gps.

Percorriamo le strade note.

Questa volta proviamo a fare il percorso partendo dalla fine.

lago verde

Le villeggianti sono ancora lì, nel loro eterno chiacchiericcio.Ci guardano passare, curiose. Sentiamo il loro brusio appena superate, forse parlano di noi, gli stranieri, ci hanno chiamato.

Eccoci nuovamente sulla strada che porta ai tre pini. C’è una deviazione che non avevamo fatto.

Scendiamo saltellando tra i sassi, probabilmente violando un paio di leggi sulla proprietà privata.Ne vale in assoluto la pena.

Ed eccole lì! si disegnano davanti a noi.

Le sculture

E’ come entrare nel laboratorio di un pittore.
E’ come sfogliare il suo quaderno degli appunti.
Alcune sculture sono abbozzate.
Si leggono i tentativi. La mano che studia.
Una mano che inizia incerta, che prova, fino a trovare quello che sta cercando.

Si può camminare tra le sculture di Settimo senza vederle, perché non entrano mai in conflitto con l’ambiente intorno, si modellano, arricchendolo. Entrare in quello spazio è come entrare nella mente di Settimo, nel suo modo di vedere l’ambiente intorno a lui.

ramarro
ramarro

Ed ecco che una roccia diventa un ramarro, oppure un pesce, o ancora una donna addormentata su un fianco. Sono i suoi tentativi di parlare, di raccontare cosa vede lui.
Inizialmente abbozzati, goffi, poi lentamente sempre più definiti e sapienti.
Mi soffermo sulla raccoglitrice. Scruto quel volto incorniciato dalle piante e mi viene da chiedermi chi fosse.
Lo so che eri nel suo cuore. Ti ha seguito nella tua vita, osservandoti ogni giorno, imparando ad amare ogni lineamento del tuo volto. Per lui tu sarai sempre giovane e bellissima. Sarai sempre un sogno incorniciato tra le piante del suo quaderno. Eterna.
Ho come la sensazione che la storia vada molto più in profondità, che le stuatue si leghino l’una all’altra raccontando non solo la storia di Settimo, ma anche quella degli abitanti di Montemagno. Ed ecco che incontriamo il bambino arrabbiato. Forse non è stato invitato a giocare, oppure ha perso il pallone o semplicemente non ha avuto il gelato che chiedeva. E’ il figlio della famiglia che abita in fondo al sentiero. Un discolo alla vecchia maniera, con un ciuffo ribelle. Diventerà un bravo ragazzo. Con il tempo. Nel quaderno degli schizzi di Settimo, rimarrà per sempre il bambino arrabbiato, che sfida con lo sguardo il mondo.
Un altro personaggio importante è l’uomo con la barba. Credo che sia stato disegnato più volte. Tanti tentativi per cercare di arrivare alla perfezione. Credo sia un personaggio troppo forte perchè io gli dia un’identità fasulla, continuerò a chiedermi chi sia, fino a che non verranno pubblicati gli scritti di Settimo e forse lì troverò una verità. Lui è l’uomo racchiuso nella sua anima.

Infatti se il giardino può rappresentare la sua mente e il suo modo di vedere il mondo, Settimo ci regala anche la sua anima.

Nascosto nella parte di interna del giardino c’è un tempietto.

Il tempietto di Settimo

So che esistono degli scritti di Settimo, quindi forse ha parlato di questo tempio. Non avendo visto gli scritti, posso solo supporre cosa rappresenti e cosa sia. Credo che raccolga tutto quello che voleva dire.

La sensazione che si ha è che Settimo non potesse fare a meno di disegnare, scrivere e scolpire.

Da quando era ancora un ragazzo e andava a portare il gregge sul monte Serra e si nascondeva all’ombra e scolpiva la ragazza con il cane sulla torre, fino al tempio.
Una necessità e un’abilità che non potevano essere sopite.

Cosa voleva raccontare?

Indubbiamente il suo amore per le donne, fonte di ispirazione sopratutto in gioventù, ma non solo.
Per lui fondamentale era la natura.
Per questo la sua scultura non la offende, ma si adatta.

Per questo bisogna avere gli occhi allenati per poter vedere le sue sculture. Perché si incastonano nell’ambiente, raccontando storie, solo per chi, le vuole veramente osservare.

E’ in questo contesto, che secondo me, si deve leggere il tempietto.

Posso fare mille ipotesi su chi sia l’uomo raffigurato, ma sento che nessuna sfiora minimamente la verità.

Non può essere la natura, la natura è donna per definizione.
Potrebbe essere l’arte. Nella mia mente l’arte è donna, forse nella sua no. La scultura forse?

O semplicemente è un tempietto dedicato al genere umano?
L’uomo che ama e rispetta la natura, che ne fa parte.

Un tempio dove riscoprire gli antichi valori.
Nel tempio Settimo usa per la prima volta la policromia. Già in un bassorilievo aveva giocato con i colori. Nella Venere bianca, aveva sfruttato la particolarità della roccia per rappresentare il candore.
Nel tempio però le cose sono ben differenti. I colori diventano importanti. E’ così che una barba diventa nera, che una camicia si tinge di blu e che una cravatta diventa rosso fuoco. E’ molto particolare l’uomo del tempio, proprio a causa dei suoi indumenti. Non è rivolto verso il panorama, ma verso il monte, non credo che questo sia casuale.

Gli incastri di pietre, secondo me sono per rendere il tempietto “ricco”. pietre preziose Quando ho trovato il tempietto, non ho potuto non pensare a mio padre. Mio padre amava il legno e ha sempre scolpito nella sua vita. La sua specialità erano le scatole. Quando ti incontrava, se gli rimanevi simpatico, difficilmente era il contrario, ti intagliava una scatola con le tue iniziali. Aveva imparato da solo, come Settimo e pertanto andava a tentativi. Un giorno mi regalò l’ennesima scatolina e accanto alle mie iniziali aveva messo due pietrine colorate : ” così è più importante no? è più ricca e ha più valore, giusto? “.
Quando ho visto le pietre incastonate nel tempietto non ho potuto non pensare alle sue parole. Penso volesse questo, far diventare il tempietto prezioso. E’ un modo così umile, antico e vero di impreziosire una cosa, che mi ha commosso.

tempietto 3
tempietto 3

Viviamo in un tempo dove chi apprezza e ama la natura spesso non è in grado di amare allo stesso modo il genere umano. Noi per primi, abbiamo fatto una guida di luoghi dove vanno pochissime persone e spesso per noi sono già troppe. Eppure nella scultura di Settimo le due cose coincidono. Riportando l’uomo nella natura. Sono gli esseri umani che affiorano scolpiti tra le rocce di Settimo. Settimo sembra dirci in ogni scultura che l’essere umano si è allontanato dalla natura, ma ne fa parte e deve imparare a riscoprire questa verità. Solo imparando a trovare il nostro giusto posto all’interno della natura, potremmo vivere serenamente. La serenità è la cosa che si respira maggiormente al tempio. La calma e la serenità. Settimo, anche involontariamente forse, ci ha accompagnati all’interno della sua anima, dove ci dice:

O Viandante, giovane o anziano che qui ti fermi e guardi verso i monti
è bello qui vedere fin lontano
le chiare aurore con i bei tramonti
ama la terra, il sole, con la pioggia da dove vita, uscì, la prima, goccia.
Ma non colpir natura,
così bella che ti da vita, in fronte all’universo,
ma ama il ciel, la luna ed ogni stella
che io da tempo , offerto , ho già il mio verso
Ricorda, che se lei tu ferirai
tu ferirai te stesso, e crollerai

queste sono le parole incise sul tempietto.
Sono parole incise e a guardia di quelle parole è disegnato un serpente.
La penna, lo scalpello e il martello,il simbolo dei due fratelli Andreoni, come stretti in una promessa, come una firma, chiude il tempietto.

Una penna, uno scalpello e un martello. Intrecciati. Come ad unire i due fratelli alla scultura e alla scrittura, in una promessa eterna.

Abbiamo lasciato quel posto con una sensazione di benessere, ma le sorprese non erano ancora finite. Sull’ultima roccia ecco apparire delle facce a tutto tondo. Guardano verso il panorama, guardano verso il tramonto e si stupiscono della meraviglia che vedono. L’ultima scultura ci lascia con la speranza che l’uomo si possa ancora stupire davanti ad un tramonto.

l'alba illumina e stupisce tutti nello stesso modo
il tramonto illumina e stupisce tutti nello stesso modo

Le villeggianti, ci salutano nuovamente, chiacchierando su di noi. Ne parleranno ancora per un po’.

Le villeggianti

” Gli stranieri se ne sono andati”

“Cosa cercavano?”

“Erano interessati alle sculture del vecchio pazzo di Andreoni?”

“Questi giovani si stupiscono davanti a tutto.”

“Lasciali stare, magari hanno imparato qualche cosa.”

“Cosa vuoi che abbiano imparato! Gli stranieri arrivano e portano via.”

“E’ il rispetto che manca.”

“Quale rispetto? Al giorno d’oggi rispetto è una parola antica che starebbe bene in un museo.”

“A me non sembravano tanto male.”

“A Settimo credo sarebbero piaciuti.”

“Si ce li vedo tutti insieme a chiacchierare in silenzio guardando il tramonto.”

“Cosa si sarebbero raccontati poi?”

“Il silenzio”

“Ma il silenzio non si racconta.”

“Settimo insegnava a guardare le cose che la natura nascondeva, poteva anche insegnare a raccontare il silenzio!”

“Quel vecchio pazzo!”

“Un po’ mi manca.”

“Chissà se verrà mai capito.”

“Scomparirà insieme con noi.”

“Dici che siamo destinate a scomparire?”

“Trasformarci, non scomparire.”

“Non voglio essere portata via da qui, preferisco scomparire che andarmene.”

“E’ vero, ci ha messo in un posto fantastico.”

“Abbiamo l’ombra, il fresco, l’acqua.”

“Vediamo tutti quelli che entrano.”

“Vediamo tutti quelli che escono.”

“Ma cosa dite! Da qua non passa mai nessuno e per tre persone e tre cani avete fatto dei cappottini degni di dolce e gabbana!”

“Dolce e chi?”

“Sei sempre la solita!”

“A me comunque mi piacevano.”

“Si dai, e anche Settimo, era un vecchio pazzo, ma aveva un bel modo di vedere il mondo”

“Già, proprio un bel modo.”

Lasciamo le villeggianti ai loro discorsi, non vanno ascoltate troppo altrimenti uno si perde nei loro discorsi di donne e non ne esce più.

Furia Buia, come di consueto, fa il bagno parlando con le villeggianti

Il finale della storia : la mappa

Le abbiamo mappate. Come potevamo non farlo! Non volevamo che scomparissero o venissero dimenticate. Mappate e catalogate.

Siccome non potevo fare altrimenti, ho dato dei nomi. Spero che Settimo non se ne abbia troppo a male.Era un modo per catalogarle, scrivere opera 1, opera 2 ecc lo trovavo quanto mai irrispettoso.
Questa è la mappa con le sculture che abbiamo incontrato noi.

 

 

Chi era Settimo Andreoni

settimo Le poche informazioni che ho su Settimo me le ha date Cecilia Ribecai.

Per quello che li ho conosciuti io , erano miei vicini di casa e coetanei dei miei genitori, erano due tipi estroversi, amavano profondamente la natura e l’ ambiente, tanto da segnalare e denunciare tutte le situazioni di degrado o di non rispetto delle regole( soprattutto l’uso dei pesticidi e antiparassitari in campagna), venivano considerati un po’ “scorbutici”, ma io non li ho mai riscontrati tali e mio cugino che è stato compagno di lavoro di Renato alla Piaggio mi dice che era invece una persona di compagnia ,divertente con le sue battute, che le ore di lavoro ( specie il turno di notte)” volavano” quando c’era lui.

E’ con queste parole nella mente che ho iniziato a costruirmi l’immagine di Settimo, ma è grazie a Benedetto Gatti, che ho dato un volto e una voce a questa persona.

Venne fatto un video dalla scuola di sant’Anna di Pisa :

Il cortometraggio documenta la storia di alcune persone che hanno segnato la vita del piccolo borgo nel comune di Calci, sul Monte Pisano. I personaggi e l’ambiente osservati e ascoltati con delicatezza: Sestilio, Leda, Marino e Settimo attraversano la loro vita con un linguaggio semplice e scarno testimoniando l’amore per il proprio monte sempre più lasciato alla solitudine degli ulivi. Ma nuove persone giungono, attratte dallo «scosceso monte e dallo scarno ulivo»: Sant’Alessandra è il luogo simbolo di un passaggio tra il saggio Sestilio e il sorriso di Alice.

il video è molto bello, ne abbiamo preso un estratto, quello dove viene intervistato Settimo Andreoni.

Una piccola riflessione e un ringraziamento

Questo è uno degli articoli a me più cari, perchè racchiude il sogno di un bambino oramai adulto che riscopre di poter vivere i propri sogni. Trovare un luogo nascosto, scoprire che quello è solo l’inizio e da lì iniziare una vera e propria avventura. Non posso non pensare agli esploratori che ho nominato nei vari articoli, al Puccioni, la prima volta che ha trovato il corredo funebre nella grotta del Tambugione, oppure il Pippi, quando ha trovato una grotta incredibile e particolarissima proprio sopra Uliveto Terme. Per me e credo anche per gli altri, cercare e scoprire queste statue è stata una grande emozione. Ho pensato molto a questo articolo, perchè queste sono tra le prime parole che vengono scritte su Settimo e volevo che fossero “giuste”, vi potrà anche sembrare stupido, ma mi piacerebbe piacessero a lui.Questo non lo saprò mai.

Devo però a questa avventura una cosa molto più importante.
Quattro persone mi hanno aiutato in questa ricerca. Quattro persone che hanno a cuore il paese di Montemagno, con la sua storia e la sua cultura. Queste persone che, ognuna in modi diversi, mi ha aiutato a trovare e a capire chi fosse Settimo.

Grazie a Benedetto Gatti e consorte, per la pazienza, per la mappa e per l’aiuto telefonico nel momento del bisogno.
Grazie a Cecilia Ribecai, per avermi fatto capire meglio chi fosse Settimo e come fosse visto dalle persone che aveva intorno.
Un grazie particolare a Lorenzo Fiore, che si è rivelato un ottimo interlocutore, aiutandomi a riflettere profondamente su ciò che stavo cercando veramente e facendomi scoprire ben più cose di quelle che ho condiviso con voi.

Metto sempre i link delle fonti dalle quali ricavo i miei articoli, in questo caso, le mie fonti sono loro.

Per i cani

Das e TempestaCi sono un paio di cani liberi per il paese, sono buonissimi tutti. Qualche gatto nel parcheggio. Il giro intorno a Montemagno è perfetto, è sicuramente popolato da animali selvatici, abbiamo ritrovato i resti di una volpe, ma in generale Furia Buia, non ci ha segnalato particolari tracce interessanti. Maiali a parte e un cavallo ai tre pini. C’è un fiumiciattolo, ma dubito che sarà ancora vivo ad agosto. Come sempre i monti Pisani sono più adatti alla primavera e all’autunno, ma il giro è piccolo e merita dedicargli un po’ di tempo.

 

 

Galleria

 

 

Consiglio dell’esploratore

Non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi

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2 commenti su “Settimo Andreoni : lo scultore dei boschi di Montemagno

    • guidaintergalattica il said:

      E’ stato un piacere! grazie per aver letto l’articolo…ci mancano un po’ di statue…si narra dell’esistenza di un bambino che fa la pipì…:-) passerò appena mi è possibile a salutarla. Grazie ancora 🙂

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