La Maga Circe incanta ancora

Guardando quella montagna, che va su erta eppure morbida, solitaria forma sfuggente in una pianura che più piatta non si può, devono aver pensato che arrampicarsi sin lassù (schivando briganti e malaria, speroni rocciosi e precipizi) a qualcosa doveva pur portare.

Da lassù il cielo sarebbe stato più vicino. Certo le stelle sono più distanti rispetto ai picchi di Lepini e Aurunci sul bordo liquido della palude, ma più vicine al cuore.

Picco di Circe

Il Picco di Circe, il punto più alto del Promontorio del Circeo, è un posto considerato da sempre mistico, dove la terra racconta al mare un ordinamento misterioso in cui dei, dio e le anime degli uomini si possono sfiorare.

3000 anni fa genti che parlavano lingue diverse, anche se abitavano ad una manciata di km di distanza, varcavano le mura spesse dei loro abitati e si incamminavano, dalle estremità della Pianura Pontina, sul Monte Circeo.

Il Tempio di Circe

Sul Picco di Circe avevano probabilmente costruito un tempio. I romani (forse nel IV secolo) lo avevano intitolato a Circe, l’incantatrice dea e strega, e dopo a Venere, di cui il Circeo in qualche cronaca del tempo porta il nome.

Entrambe erano belle e temibili, proprio come la montagna con la palude intorno.

Forse lassù c’era anche qualche chiosco per abbeverare i pellegrini stanchi, vendere frutta cotta al sole e sbarcare il lunario.

A poco meno di 600 metri sul livello del mare lo sguardo andava alla macchia (la Selva di Terracina) che si estendeva a perdita d’occhio con i suoi pericoli e le sue fiere. Nerone ci aveva costruito un canale in mezzo, per attraversarla scivolando al sicuro, dalla Darsena di Paola Terracina (allora Anxur).

Forse lassù il misticismo ed il fervore religioso incontravano il Carnevale. Forse si celebrava un banchetto come quello che Circe aveva offerto all’equipaggio di Ulisse trasformando i commensali in porci.

Riparo Nord

A Riparo Nord, proprio sotto il sentiero che percorreva la cresta fino al tempio di Circe, abbiamo trovato i rifiuti non degradabili (ci sono sempre stati) di quell’umanità vociante e forse rumorosa, o magari assorta ed impegnata in un rituale di silenzio e fatica.

Ci sono i resti di otri e vasellame; mangiavano e buttavano di sotto quello che non serviva più? O forse il percorso con quei suppellettili più pesanti e scomodi di quelli di un escursionista moderno, metteva davvero a dura prova il portatore.

Me li immagino come scherpa latini a piedi scalzi sulle rocce aguzze. Quanto durava il cammino dalle città italiche sui monti fino al Picco di Circe? Cosa portavano nel cuore in quel viaggio? Vedevano il mare per la prima volta?

maga circe circeo

Del tempio che copriva la sommità del monte rimane solo l’imponente basamento e la testa della maga, piccola come quella di una donna.

Maga Circe

Dal 2016 è tornata a casa sua. Non al riparo di colonne levigate che oggi non ci sono più, ma nel paese vecchio di San Felice Circeo, dove il Medioevo ha coperto con strati di disordine e pietra grezza il mondo romano, che prima aveva ricoperto e nascosto agli occhi qualcos’altro.

Maga Circe in mostra al Circeo

La testa della Maga Circe, esposta da 88 anni al Museo Nazionale Romano, è ritornata a San Felice Circeo da maggio 2016 presso la Porta del Parco.

Della testa della Maga Circe a conti fatti si sa molto poco. Potrebbe essere parte di una statua di pregio ad ornare una delle tante ville dell’epoca di abbienti romani al Circeo (è stata trovata nel 1928 da un pastore sulle pendici del Promontorio), oppure rappresentare Venere, o una qualsiasi altra fanciulla, di certo austera ed ammaliante come ci immaginiamo Venere o la Maga.

Per quanto ci riguarda il tempio può essere esistito solo nel sogno di Circe o essere il suo sontuoso palazzo circondato dai boschi, non solo immaginato, da Omero.

La Maga Circe nell’Odissea

La Maga Circe, dea o strega che sia, appare per la prima volta nell’Odissea (X) e compare poi in altre opere della letteratura e della mitologia greca e latina.

« E arrivammo all’isola Ea: vi abitava
Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana »
(Odissea, X, 135-6; traduzione di G. Aurelio Privitera.)

Secondo Omero Circe è figlia di Helios e della ninfa Perseide e sorella di Eete (re della Colchide) e di Pasifae (moglie di Minosse), nonché zia di Medea e di Fedra (figlia di Pasifae). Secondo un’altra tradizione è figlia del Giorno e della Notte.

Secondo la Medea di Euripide è figlia dei sovrani della Colchide (Eete e Ecate). Insomma non si sa bene di chi sia figlia, ma per tutti ha una natura divina, o in parte divina.

Dove si trova l’isola Eea?

Omero colloca quest’isola ad Oriente, ma secondo la tradizione romana Ea sarà il promontorio Circeo. Su questa localizzazione si è ovviamente ampiamente discusso. Da Fondi e da Sperlonga il promontorio del Circeo sembra proprio un’isola e la folta vegetazione descritta farebbe proprio pensare al Circeo.

Omero parla però di una vallata e di una pianura al centro dell’isola e di ampie strade. Secondo alcuni Eea era l’isola di Ponza oppure Terracina, dove il tempio di Feronia potrebbe essere identificato proprio con quello di Circe.

Ulisse e la Maga Circe

Ulisse, dopo aver visitato il paese dei Lestrigoni, risalendo la costa italiana, arriva sull’isola di Eea che sembra disabitata. Invia in ricognizione parte del suo equipaggio, sotto la guida di Euriloco. In una vallata gli uomini scoprono che all’esterno di un palazzo, dal quale risuona una voce melodiosa, vi sono animali feroci.

Tutti gli uomini, con l’eccezione di Euriloco, entrano nel palazzo e vengono bene accolti dalla padrona. Partecipano ad un banchetto ma, non appena assaggiate le incredibili vivande, vengono trasformati in maiali, leoni e cani, a seconda del proprio carattere e della propria natura.

Euriloco torna alla nave, racconta ad Ulisse l’accaduto ed Ulisse parte velocemente in una missione di salvataggio dei compagni.

Lungo il cammino incontra il dio Ermes, messaggero degli dèi, che gli svela il segreto per rimanere immune agli incantesimi di Circe: se mischierà in ciò che Circe gli offre da bere un’erba magica chiamata moly, non subirà alcuna trasformazione.

Circe sconfitta trasforma nuovamente in umani i compagni di Ulisse e tutte le altre bestie feroci che si aggirano intorno al sontuoso palazzo.

Ulisse rimane con la Maga Circe per un anno intero ed ha con lei un figlio: Telegono. Secondo un’appendice della Teogonia di Esiodo i figli sono due: Anzio e Latino.

La Maga Circe nella letteratura latina

I Romani, impegnati a legare le loro radici a filo stretto con quelle dei Greci, hanno fatto il possibile per portare la Maga Circe dalla loro parte. È così che Telegono, nella letteratura latina, parte alla ricerca del padre ed arriva ad Itaca.

In una rissa con Telemaco uccide il suo stesso padre. La dea Atena gli ordina di sposare Penelope (la vedova del prode Ulisse) e con lei e il fratellastro parte verso il Monte Circeo. Il corpo di Ulisse verrà seppellito sulla nostra montagna e le due coppie, Telemaco-Circe e Telegono-Penelope, vissero felici e contente, generando i figli che divennero i capostipiti di Roma e di tutti i Latini.

Con il crescere dell’importanza della Gens Julia, che si considerava discendente di Venere dalla parte di Enea (figlio di Venere e del greco Anchise), il mito di Circe passò in secondo piano, ma le radici greche dei Latini erano comunque salve.

In quest’ottica il Ronchi propone di recente una lettura del Circeo e dei suoi antichi resti e dice che: la Villa dei Quattro Venti (vicino al porto di San Felice Circeo) potrebbe essere il tempio dedicato a Venere e costruito dopo la colonizzazione del Circeo da parte del padre di Giulio Cesare.

Qui trovate tutta la storia di Ulisse che secondo la leggenda è sepolto al Circeo.

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