Ulisse è sepolto al Circeo

All’alba dei tempi un popolo misterioso abitava il monte dove sono cresciuta.

Le mura della sua città erano così grandi e spesse da poter essere costruite solo da uomini giganti: dai Ciclopi, o da qualche loro cugino pari in forza ed altezza. Avevano levigato e sollevato gli enormi massi che formano il muro di cinta dell’Acropoli del Circeo, più o meno come io sollevo un sassolino. Forse cavalcavano mammuth, o li portavano al guinzaglio come io porto un cane. O almeno così pensavo da bambina.

LE MURA CICLOPICHE DI SAN FELICE CIRCEO

Le mura ciclopiche di San Felice Circeo hanno suscitato interrogativi e misteri, scomodato leggende, teorie di alieni, popoli di astronomi e costellazioni. Alcune caratteristiche del muro che recinta una parte del Monte Circeo hanno la fortuna, infatti, di non trovare spiegazioni certe, perdendosi nella terra dell’ignoto dove tutto è possibile.

L’Acropoli di Circei, a 300 m s.l.m, è cinta da blocchi di calcare larghi e lunghi fino a 3 metri, disposti ad incastro come in un muro a secco, levigati all’esterno e con angoli retti geometricamente perfetti.

Come sono stati spostati quei massi enormi? Chi ha saputo costruire un’opera megalitica ineccepibile nella matematica euclidea? Come vivevano quegli uomini? Da lassù controllavano tutto il loro mondo: la distesa di mare arata dal vento a perdita d’occhio, interrotta solo dalle 4 sagome delle isole Ponziane; il golfo di Gaeta e quello di Anzio orlato da dune e laghi costieri; la selva fitta alternata agli acquitrini insalubri fino agli Appennini, che, senza avvertimento, increspano d’improvviso la Pianura Pontina in vette.

LE MURA POLIGONALI SONO STATE COSTRUITE DAI PELASGI?

L’idea di discendere dai Pelasgi mi affascina. Una ciurma di navigatori scacciati in patria trasporta per mare la cultura meravigliosa e la tecnologia micenea. Fonda colonie in Italia e costruisce l’acropoli del Circeo e le altre mura in opera poligonale delle città del Lazio.

Immagino un mondo complicato, di migrazioni e giochi di forza. Di chi cerca di mantenere invariato quello che ha e che, perché nulla cambi, si imbarca in guerre sanguinose con i nuovi arrivati. Oppure di un popolo che, venuto da mare con molto da offrire, si mischia alla gente del posto. Probabilmente i locali li aiutano a costruire e gli scambi prosperano (dove conviene, chiaramente).

O forse, emarginati dal mondo greco, una volta scambiato ciò che si poteva scambiare (conoscenze e notizie da un posto più florido e lontano) finiscono isolati e senza un futuro. Fatto sta, e questa è storia, che in Italia intorno al V secolo a.C. si iniziano a costruire mura possenti usando piombo ed altri metalli proprio come si faceva sulle isole greche e che dei Pelasgi in terra italica, poi, non si sa più nulla.

Sono esperti di astronomia, utile per navigare e coltivare, e leggono il mondo sfogliando gli astri. Il pozzo ipogeo dell’Acropoli del Circeo, uno spazio a volta scavato nella roccia, sarebbe la loro finestra sul cielo notturno: un telescopio senza lenti che dal foro ad altezza suolo inquadra un angolo parlante di volta celeste.

La teoria mi affascina e sento già nelle vene scorrere il mare, le isole dei miei lontani antenati e le stelle; ma un’ipotesi molto meno romantica si affaccia. E se quel pozzo altro non fosse che una cisterna romana degli esordi e le mura ciclopiche la fortificazione di una delle prime colonie romane?

LA COLONIA ROMANA DI CIRCEI

L’ipotesi che a costruire le mura poligonali del Circeo siano stati i Romani ha un fondamento nella storiografia latina e parla di un re Etrusco, Tarquinio il Superbo, che nel 500 a.C decide di espandere per la prima volta i possedimenti di Roma. Fonda una colonia al Circeo ed una a Signa, costruisce delle possenti mura difensive ed arruola maestranze dalle campagne italiche per farlo.

Ma perché fondare una colonia dove non c’è acqua sorgiva, separata da Roma da una vasta palude mortale (la palude Pontina), dove non ci sono popoli da sottomettere e risorse da accaparrare? Forse perché quella stessa palude la rende pressoché inespugnabile, ma forse anche per un altro motivo, che mi riporta in un mondo affascinante di sogni, leggende e miti.

IL CIRCEO NEL MITO LATINO

Qualche secolo dopo la fondazione di Roma (e prima della costruzione delle mura poligonali di San Felice Circeo), i Romani, chiamavano già il promontorio che separa con una punta il Golfo di Gaeta da quello di Anzio, Circei: il monte di Circe.

I latini conoscevano bene il mito greco di Odisseo, che eroe vittorioso, si perde in mare, naufragando su un’isola abitata da una maga temibile che trasforma i suoi compagni in porci. Odisseo si innamora della Maga Circe, figlia del Sole e di una Ninfa e dopo 10 anni, con il favore degli dei, se ne torna ad Itaca dalla (anch’essa amata) moglie Penelope.

Ecco, il palazzo di Circe di cui parla Omero, secondo i Romani, sorgeva proprio sul promontorio del Circeo che, visto da sud, e soprattutto se visto da mare, sembra un’isola.

Immagino un re ambizioso che, come altri prima di lui (faraoni ed imperatori), si dipinge in un quadro mitico per avvicinare il suo potere al cielo. Non se ne sta soltanto lì a pregustare terre da coltivare, braccia che diventano di schiavi, ricchi scambi e risorse da commerciare (anche perché sul Monte Circeo non ce ne sono). Pensa a colonizzare un’identità ed a fare di un manipolo di gente un popolo, o almeno così mi piace pensarlo.

La forma sfuggente del Monte Circeo, profilo aguzzo e solitario sul bordo liquido della pianura Pontina, la selva impraticabile proprio come la racconta Omero, e la vicinanza a Roma (solo 100 km), lo rendono il posto perfetto per ambientare il mito di Omero e legare indissolubilmente le sorti dell’eroe greco a quelle dei Romani.

Niente di meglio allora che fondarci una bella colonia e scrivere il nome Circei sulle mappe di Roma.

ULISSE È SEPOLTO AL CIRCEO

Nel corso del tempo i poeti latini ridisegnarono il mito cantato nell’Odissea in una lunga e florida produzione letteraria che incarna e supera il mito greco di Odisseo ed ha come protagonista Circe.

Raccontano che Ulisse (il nome latino di Odisseo) e la temibile maga hanno un figlio (Telegono) dalla cui progenie discende niente meno che la stirpe romana.

Con un gusto spiccato per gli intrecci arditi vanno anche oltre e cantano di un giovane Telegono che parte per Itaca alla ricerca del padre mai conosciuto. Lo trova, per errore lo uccide e ne sposa la moglie, Penelope (ed anche il mito di Edipo è conquistato!). Telegono parte con la sposa di fresco e con il fratellastro Telemaco per il Circeo dove seppellisce il corpo del padre accanto a quello del compagno Elpenore (morto facendo baldoria nel palazzo di Circe ai tempi del naufragio e già sepolto sul Promontorio del Circeo).

Circe si sposa con Telemaco e dalle due ridenti coppie, fantasiosamente intrecciate, nasce la stirpe di Romolo e Remo, i fondatori di Roma.

IL TEMPIO SUL PICCO DI CIRCE

Sul picco più alto del promontorio del Circeo (546 metri s.l.m) i Romani costruirono un tempio dedicato a Circe. I resti sono ancora visibili e si raggiungono con tre diversi sentieri di trekking del Parco Nazionale del Circeo. Si sale a piedi, percorrendo la cresta della montagna o una salita ripidissima, per arrivare in cima ad un osservatorio privilegiato che sembra emerso dal mare perché noi sedessimo lì a sentirci più vicini alle stelle ed agli dei.

La testa della statua della maga, che presumibilmente ornava il tempio, è stata trovata negli anni 30 da un pastore locale sulle pendici del Circeo ed è esposta alla Porta del Parco di San Felice Circeo.

LE ORIGINI DIVINE DEI ROMANI

Grazie al mito di Circe i Romani potevano dipingersi come discendenti degli dei (Circe era dea per metà) e parenti diretti di un eroe greco del calibro di Odisseo.

Il mito di Circe però, anche se indelebilmente radicato nella cultura e nelle preghiere della gente, era destinato al declino e stava per essere soppiantato dalla fama di un’altra saga, stavolta (quasi) tutta farina del nostro sacco, cioè del sacco dei Romani.

Nel I sec a.C. con la supremazia della Gens Julia (la famiglia di Giulio Cesare e di Cesare Augusto) che già si diceva discendente da Venere, un altro mito stava per sostituire quello di Circe ed Ulisse ed in esso Venere era la protagonista incontrastata.

I CUGINI DEI GRECI

Il nuovo mito racconta la storia di Enea, eroe troiano figlio di Venere, che in fuga da Troia vinta dagli Achei, parte per l’Italia e fonda sulla costa laziale una sua colonia. I figli di Enea fonderanno un giorno l’Urbe attraverso Romolo e Remo (sì, sempre loro).

Virgilio mise il nuovo mito della fondazione di Roma nero su bianco scrivendo l’Eneide.

Oltre agli assetti politici di Roma erano ormai stravolti anche quelli del Mediterraneo. I Greci non dettavano più il bello ed il cattivo tempo per mari e coste; Roma non era più una delle tante città della penisola italica, ma l’impero più potente del mondo. A questo punto c’era bisogno di una dea più importante (Venere) e di mettere le distanze tra i Latini e gli Achei: noi non siamo figli di Ulisse e dei greci – raccontava Virgilio – siamo i cugini, figli di un eroe trojano e di una dea bellissima.

Al Circeo si costruisce una nuova colonia intorno al canale romano della Darsena di Paola ed un nuovo tempio, più grande e dedicato a Venere, ma questa è già un’altra storia… Sulle orme di quella che più ci piace però, il popolo continuava a solcare i sentieri del Monte Circeo per rendere omaggio alla temibile Circe, rivolgendo forse anche un pensiero al caro vecchio Ulisse.

LETTURE SUL MITO DI ULISSE AL CIRCEO

Circeo nella leggenda e nella storia racconta ed approfondisce il mito di Circe e le evidenze storiche ed archeologiche sul Circeo, dall’uomo di Neanderthal ai giorni nostri.

La colonia di Circei parla di teorie archeologiche date per certe nel corso dei secoli e spiega perché potrebbero non esserlo, in una lettura interessante che tenta di aprire la strada a nuovi studi e nuovi scavi nell’area del Circeo.

Qui c’è un saggio della rivista letteraria Status Quaestionis che segue il mito di Circe e le sue metamorfosi nella letteratura e nella cultura greca e latina.

Archeologia

Informazioni su Sara

Dal 2015 scrivo del Circeo e dei posti più belli della Provincia di Latina. Vado in canoa, adoro la bicicletta e sono una guida ambientale escursionistica con un cane ridicolo. Se volete innamorarvi del Circeo e dell'intera zona dell'Agro Pontino vi accompagno alla scoperta di posti segreti, di storie curiose e miti antichi, eccellenze gustose e panorami iconici, a piedi o sulle pagine del mio blog!

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